Cinque scienziati espulsi dal congresso annuale dell’American Diabetes Association a New Orleans venerdì scorso, e il motivo lascia perplessi parecchie persone: stavano distribuendo copie di un editoriale pubblicato sulla rivista Diabetes Care lo scorso 29 aprile, un testo che critica con durezza gli attacchi dell’amministrazione Trump alla ricerca scientifica. Niente cartelli, niente urla, solo carta stampata passata di mano in mano. Eppure è bastato questo.
Tra gli allontanati ci sono nomi di peso. Steven Kahn, professore di medicina all’Università di Washington e direttore di Diabetes Care, che dell’editoriale è anche coautore. Poi Desmond Schatz, ex presidente della stessa ADA, dell’Università della Florida a Gainesville. E ancora Aaron Kelly, dell’Università del Minnesota, Justin Ryder della Northwestern University e Irl Hirsch, anche lui di Washington. I cinque stavano consegnando le ristampe dell’editoriale fuori da una sala dove avrebbe dovuto parlare Jay Bhattacharya, direttore dei National Institutes of Health. Bhattacharya ha poi dato forfait e al suo posto è intervenuto un altro funzionario dei NIH.
American Diabetes Association: cosa è successo davvero fuori da quella sala
Il racconto di chi c’era è diretto. “Ci hanno afferrati fisicamente, ci hanno spinti fuori dal centro congressi e ora ci dicono che non possiamo più partecipare a questa riunione,” ha spiegato Kelly. “Ci stanno togliendo i badge. Si è arrivati davvero a questo in America. La censura è reale. L’America deve reagire. Scienziati, alzatevi. Medici, alzatevi.” Parole pesanti, pronunciate da chi fino a pochi minuti prima era un ospite regolarmente iscritto.
L’ADA ha confermato l’allontanamento dei cinque studiosi, tutti regolarmente registrati, sostenendo che avessero violato il proprio codice di condotta per i congressi. “Questi partecipanti sono stati accompagnati all’uscita dalla nostra sicurezza interna perché hanno tenuto comportamenti non conformi al codice,” ha fatto sapere l’ufficio stampa dell’associazione. “È stata data loro l’opportunità, in modo rispettoso, di cessare questo comportamento, e hanno scelto di non farlo.” Il codice in questione vieta molestie, minacce, azioni fisiche o verbali sgradite e condotte definite “disordinate o di disturbo, come le proteste.”
La domanda che molti si pongono
C’è un dettaglio che fa storcere il naso a parecchi osservatori. Come può distribuire le copie di un editoriale uscito sulla rivista della stessa ADA, durante il congresso della stessa ADA, configurarsi come violazione? Dai video diffusi online i cinque non risultano né aggressivi né caotici. Certo, il fatto che le ristampe girassero proprio mentre stava per parlare un rappresentante dei NIH potrebbe leggersi come una forma di protesta. Ma con altrettanta facilità si può sostenere che quella sia semplice e legittima divulgazione scientifica, esattamente l’obiettivo dichiarato di un congresso del genere.
La reazione sui social è stata immediata, tra Twitter/X e BlueSky, e ha avuto un effetto curioso: le visualizzazioni dell’editoriale di aprile sono schizzate verso l’alto. Secondo Kahn, peraltro, il testo era stato pubblicato con una nota aggiunta dai vertici dell’ADA, che teneva a precisare di non aver avuto alcun ruolo nella scrittura. Kahn ha scritto all’associazione per chiedere di essere riammesso, dato che era previsto come relatore e moderatore di una sessione.
Nel loro scritto, gli autori non usano mezzi termini. “Non basta più restare a guardare o lavorare dietro le quinte con i legislatori,” si legge. “Non è più appropriato preoccuparsi delle ritorsioni politiche. È il momento di riconoscere e combattere per invertire la caduta a spirale dello status degli Stati Uniti come prima nazione nell’innovazione sanitaria. Pochi tratti di penna, alcuni ben visibili nelle richieste di bilancio, altri meno evidenti attraverso manovre interne, stanno rapidamente distruggendo ciò che generazioni hanno costruito. Non possiamo più permetterci compiacenza e paura. Dobbiamo tutti agire, ora.”