La crescita di Apple in India sta diventando una storia a doppia faccia. Da una parte c’è un mercato che è esploso, con la quota passata da circa l’1% del 2019 al 9% di oggi. Dall’altra, proprio questo successo ha attirato l’attenzione dei regolatori, che ora osservano da vicino il comportamento dell’azienda. Più cresce, più diventa difficile chiedere di restare fuori dai radar.
L’India tiene d’occhio Apple da cinque anni
Tutto parte dal 2021, quando in India venne aperta un’indagine antitrust nei confronti dell’azienda. A far partire la macchina furono alcune denunce arrivate da un’organizzazione senza scopo di lucro, da Match Group e da un gruppo di startup indiane. L’accusa era piuttosto chiara. Apple avrebbe imposto condizioni considerate abusive sull’App Store e sui pagamenti effettuati all’interno delle applicazioni.
Il punto centrale, fin da subito, è stato capire come l’azienda sfruttasse il controllo su iOS per mettere i bastoni tra le ruote alla concorrenza. Una dinamica già vista altrove, per esempio nell’Unione Europea, dove ha portato a regole come la DMA, e negli Stati Uniti, con diversi processi in tribunale.
Nel 2024 l’autorità per la concorrenza del Paese pubblicò un rapporto in cui concludeva che Apple aveva effettivamente abusato della propria posizione nel mercato delle applicazioni per iPhone. Una decisione che dava ragione a chi aveva sporto denuncia e che alzava parecchio la pressione sull’azienda, la quale provò a bloccare alcune parti del procedimento per via giudiziaria.
C’è qualcosa di paradossale in tutto questo. Proprio la crescita della quota di mercato ha reso le cose più complicate. Più la presenza si fa solida nel Paese, più diventa difficile sostenere davanti ai regolatori che non ci sia nulla da controllare.
Un passo importante, ma non decisivo
L’ultima novità riguarda la decisione di Apple di consegnare i propri dati finanziari relativi all’India alle autorità di vigilanza. È un passaggio che conta, perché sblocca una parte del caso rimasta ferma per mesi a causa del rifiuto dell’azienda di fornire quelle informazioni.
Attenzione però, consegnare quei documenti non significa ammettere irregolarità. Serve solo a far procedere il caso e a stimare una possibile sanzione, qualora venisse confermata la conclusione del rapporto di due anni fa.
Il problema è che tutto questo arriva in un momento in cui le indagini non si limitano più al solo App Store. Ora fanno parte di una battaglia più ampia, che punta a definire fino a che punto Apple possa mantenere il proprio modello di business in mercati dove non è più soltanto un marchio aspirazionale, ma un protagonista sempre più pesante.
Perché l’India conta così tanto
Nonostante tutto, ad Apple conviene andare d’accordo con le autorità indiane. E non solo perché si tratta di un mercato emergente dove vendere i propri dispositivi. L’India è diventata anche un partner fondamentale per la produzione di iPhone.
Tanto che la maggior parte dei modelli venduti negli Stati Uniti arriva ormai da lì, dopo l’ampliamento e l’apertura di nuove fabbriche nel Paese. Con l’obiettivo di diversificare la produzione rispetto alla Cina, con cui peraltro ci sono stati rischi legati alla guerra dei dazi, l’India è emersa come una delle scelte migliori.
Apple continua a coccolare il Paese, dandogli un peso sempre maggiore. E nonostante indagini come quella attuale, anche il governo li “invita a entrare”, con misure come le sovvenzioni milionarie per le Big Tech annunciate l’anno scorso.
Questo doppio ruolo complica qualsiasi scontro con il governo e con i regolatori. Se l’India è allo stesso tempo un mercato di consumo chiave e un centro produttivo in espansione, Apple ha bisogno di mantenere un rapporto stabile, per non mettere a rischio né le vendite né la strategia industriale.