Le startup deeptech nate a Cambridge hanno ora una nuova strada per crescere fuori dai confini locali, e si chiama Leaps. È l’iniziativa lanciata da Cambridge Enterprise, pensata per inserire le aziende del territorio dentro ecosistemi complementari, dando ai fondatori selezionati accesso a mercati nuovi, talenti e capitali nei poli più caldi a livello geografico. L’idea di fondo è semplice: nessuna impresa cresce restando isolata, e per scalare serve costruire connessioni vere nei luoghi giusti.
Come funziona il ponte tra Cambridge e Londra
Il progetto nasce dalla collaborazione con partner di peso internazionale come Phoenix Court, Balderton Capital e la BioInnovation Institute Foundation. Il primo tassello è il London Leap, con spazio per tre aziende, che permetterà alle startup di Cambridge di radicarsi nel vivace ecosistema londinese. Londra, va detto, non attira soltanto capitali internazionali. Ma si è costruita una reputazione solida per la sua capacità di sfornare unicorni uno dopo l’altro.
Cambridge, dal canto suo, è classificata tra le migliori città al mondo per produzione di innovazione pro capite secondo l’Ecosystem Index, dietro soltanto alla Bay Area e a Boston. Mettere insieme due ecosistemi così potenti e per certi versi complementari significa moltiplicare le occasioni. L’obiettivo dichiarato è dare slancio alle aziende nate a Cambridge, trasformando in prodotti concreti la ricerca dell’Università di Cambridge. Quella che affronta sfide enormi come il clima, la salute umana e il calcolo quantistico.
I numeri e le persone dietro Leaps
Dal 1995 a oggi le aziende sostenute da Cambridge Enterprise hanno raccolto complessivamente oltre 4,9 miliardi di sterline. Un dato che racconta bene perché Cambridge sia considerata una fonte affidabile di innovazione scientifica applicata. Dal supporto allo sviluppo dell’idea fino all’investimento, l’ente accompagna ricercatori e team che lavorano sui problemi del momento. Tra gli spinout più noti figurano BlueGnome, Centessa Pharmaceuticals, Gyroscope, Solexa, VocalIQ e Cytora.
Le aziende saranno invitate a candidarsi e scelte su base competitiva dai partner del programma e da un advisory board composto da investitori e imprenditori seriali con presenza globale. Tra questi nomi emergono Susan Hill, amministratrice delegata di Mestag Therapeutics, Daniel Mahony di Novo Holdings UK, Lord David Prior di Lazard, Bobby Yerramilli-Rao, Chief Strategy Officer di Microsoft, e Kaja Wasik, alla guida di Echo Labs.
A spiegare lo spirito dell’iniziativa ci ha pensato Jim Glasheen, amministratore delegato di Cambridge Enterprise: “Le aziende non possono crescere e scalare in isolamento. Londra è un hub connesso a livello globale. I nostri partner possono aiutare le nostre aziende a diventare ‘locali’ dentro questi ecosistemi complementari, creando quelle connessioni significative che permettono di crescere. Londra è solo l’inizio, mentre individuiamo nuovi ecosistemi in altre località”.
Suranga Chandratillake di Balderton ha ricordato come Cambridge resti uno degli ecosistemi più interessanti per il deeptech, avendo prodotto realtà come Wayve, Healx e Darktrace, e ha sottolineato che la nuova generazione di fondatori ambiziosi merita un supporto all’altezza.
Julia Hawkins di Phoenix Court ha citato pionieri come Raspberry Pi e nomi emergenti come Nyobolt e CuspAI, evidenziando che Londra è uno dei pochi ecosistemi al mondo con la densità giusta di operatori, investitori e reti internazionali per accelerare il percorso. Jen Nielsen, alla guida del BioInnovation Institute, ha definito Cambridge uno dei principali poli mondiali per eccellenza scientifica e talento imprenditoriale, dichiarandosi entusiasta di rafforzare il ponte verso gli altri ecosistemi dell’innovazione.