Il nucleo fuso della Terra ha fatto qualcosa che nessuno si aspettava: ha cambiato direzione. Un gruppo di scienziati ha scoperto che quella massa di metallo liquido che scorre a circa 1400 miglia sotto i nostri piedi ha invertito improvvisamente la sua rotta, passando da un debole movimento verso ovest a una corrente decisamente più forte diretta verso est. E la cosa curiosa è che nessuno, per il momento, sa spiegare bene il perché.
A guidare lo studio è stato Frederik Dahl Madsen, dell’Università di Edimburgo. Nelle sue parole l’inversione di flusso su larga scala registrata sotto il Pacifico solleva domande nuove sul comportamento delle profondità del nostro pianeta. Tradotto: qualcosa si muove laggiù in un modo che fino a poco tempo fa sembrava impensabile, e adesso tutti vorrebbero capire se questo cambiamento porterà conseguenze, nel breve o nel lungo periodo.
Cosa succede davvero là sotto
Il punto è proprio questo, capire la natura del fenomeno. Si tratta di una semplice fluttuazione passeggera? Oppure è parte di un’oscillazione che si ripete con una certa regolarità nel tempo? O ancora, peggio, potremmo trovarci davanti a un nuovo equilibrio stabile per l’intera circolazione del nucleo. Madsen stesso ha spiegato che servirà un monitoraggio costante per capire come si comporterà il flusso nei prossimi anni. Niente risposte rapide, insomma.
La ricerca indica che la corrente del Pacifico verso est si sarebbe rafforzata, mentre quella precedente si è indebolita a partire dal 2020. E qui arriva un dettaglio interessante: l’aumento di questa corrente verso est coincide con un cambiamento nel comportamento del nucleo interno, qualcosa che gli studiosi hanno dedotto incrociando dati di geodesia e sismologia. L’ipotesi è che i due fenomeni siano collegati, che il movimento nelle profondità oceaniche e quello sotto il Pacifico vadano in qualche modo a braccetto.
Un’ipotesi che vacilla
C’è poi un aspetto che rende tutto ancora più affascinante. Elisabetta Iorfida, scienziata della missione Swarm dell’ESA, ha sottolineato come questa inversione metta in discussione una convinzione che fino a ieri sembrava solida: l’idea che il nucleo esterno fosse dominato da una circolazione stabile verso ovest. In pratica, una di quelle “quasi certezze” su cui si poggiavano i modelli, e che ora va rivista.
Lo studio dimostra una cosa che ha del sorprendente, ossia che i cambiamenti regionali possono emergere in fretta, nel giro di appena un decennio. I risultati potrebbero anche aiutare a indagare le interazioni tra il nucleo esterno, il nucleo interno e il mantello inferiore, fornendo nuove informazioni sul confine tra nucleo e mantello, una zona critica per le dinamiche profonde del pianeta.
Secondo Iorfida questa ricerca apre interrogativi affascinanti su quanto gli strati più profondi della Terra siano connessi tra loro in modo dinamico. Con il campo magnetico che continua a evolversi, le missioni satellitari regalano una visione sempre più dettagliata di ciò che accade nelle viscere del pianeta, rivelando che il nucleo terrestre potrebbe essere molto più variabile e complesso di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.