I medici americani non le hanno mandate a dire dopo l’ennesimo ordine esecutivo di Trump sui vaccini, firmato venerdì scorso, che ribadisce la volontà di modellare le raccomandazioni vaccinali per l’infanzia statunitensi su quelle della Danimarca. Un Paese con sanità universale, meno diversità interna e una popolazione grande all’incirca quanto quella del Maryland. L’American Medical Association ha reagito con durezza, parlando di una scelta priva di basi solide.
Una decisione che divide medici e scienziati
“Non esiste alcuna prova scientifica credibile a sostegno” di un cambiamento del genere, ha dichiarato il presidente dell’AMA Bobby Mukkamala. Il calendario vaccinale attuale, ha spiegato, “si fonda su decenni di ricerca rigorosa e dati reali ed è pensato per proteggere i bambini americani quando sono più vulnerabili, in base al peso delle malattie nel nostro Paese”.
Il piano di allineare le raccomandazioni federali a quelle danesi era stato anticipato a gennaio dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., notoriamente vicino a posizioni contrarie ai vaccini. La revisione porterebbe il numero totale di immunizzazioni raccomandate da 17 a 11, facendo marcia indietro su vaccini contro rotavirus, COVID-19, influenza, malattia meningococcica, epatite A ed epatite B. Tutto nasce da un ordine esecutivo firmato a dicembre, che chiedeva di allineare le raccomandazioni vaccinali americane alle “migliori pratiche dei Paesi sviluppati di pari livello”.
Da quell’ordine è scaturita una cosiddetta “valutazione scientifica completa”, che ha concluso come gli Stati Uniti dovessero seguire l’esempio della Danimarca. A firmarla due funzionari politici dell’amministrazione Trump, Tracy Beth Høeg, medico dello sport, e Martin Kulldorff, biostatistico. Nessuno dei due ha competenze specifiche in materia di politica vaccinale, ma entrambi sono alleati di Kennedy sul fronte scettico verso i vaccini. Il direttore facente funzione dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie dell’epoca, Jim O’Neill, investitore nel settore tecnologico, aveva dato il via libera. A marzo, però, un giudice federale ha bloccato tutto con un’ingiunzione temporanea, stabilendo che Kennedy aveva violato le normative federali.
“Sempre più folle”
Mentre il governo federale fa appello contro quell’ingiunzione, il nuovo ordine esecutivo di venerdì rilancia i piani di Kennedy. Definisce la valutazione scritta da Høeg e Kulldorff una “risorsa guida per il governo federale” e chiede ai CDC di “adottare ogni passo opportuno” per aggiornare il calendario vaccinale di bambini e adolescenti.
L’AMA resta fermamente contraria. “Modificare il calendario senza una giustificazione chiara e basata sull’evidenza rischia di creare ulteriore confusione tra genitori e pazienti, minando la fiducia nei vaccini e abbassando i tassi di vaccinazione”, ha avvertito Mukkamala. Risultato? Più bambini e comunità esposti a malattie prevenibili. Lunedì anche l’American College of Physicians ha preso posizione, dicendosi “profondamente preoccupato”. “È la seconda volta che l’amministrazione tenta unilateralmente di sostituire il calendario vaccinale americano con linee guida prese da altri Paesi”, ha detto la presidente Jan Carney. “Le modifiche imposte da questo ordine esecutivo non possono andare avanti”.
Persino i ricercatori danesi trovano la mossa quantomeno strana. Anders Hviid, che guida la ricerca sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini allo Statens Serum Institut, l’equivalente danese dei CDC, aveva spiegato a dicembre che paragonare gli Stati Uniti alla Danimarca non ha senso. “Non è affatto corretto dire guardate la Danimarca, a meno che non si riescano a replicare anche le altre caratteristiche del Paese”, ha osservato. E sulle politiche sanitarie targate Kennedy non ha usato giri di parole: diventano “sempre più folli” mese dopo mese. “È surreale, e dal punto di vista danese è difficile capire cosa stia succedendo”.