Quello che sta emergendo nelle ultime settimane sul prossimo portatile di fascia altissima di Apple è parecchio interessante. MacBook Ultra potrebbe non essere solo un aggiornamento del MacBook Pro, ma un prodotto completamente nuovo, posizionato un gradino sopra nella gamma. Un laptop pensato per stare al vertice assoluto dell’offerta Apple, mentre gli attuali modelli con chip M5 Pro e M5 Max resterebbero regolarmente in vendita.
Il marchio Ultra non è certo una novità in casa Apple: lo si trova già su Apple Watch Ultra, su CarPlay Ultra e sui chip di fascia più alta. Usarlo anche per un portatile significherebbe quasi certamente un prezzo decisamente più elevato rispetto ai MacBook Pro attuali. Rientra in una strategia più ampia dell’azienda, che punta a coprire più fasce di mercato con più modelli, un po’ come sta facendo con il nuovo MacBook Neo proposto a circa 550 euro. Il lancio di MacBook Ultra potrebbe avvenire entro la fine dell’anno, ma a questo punto sembra più probabile l’inizio del 2027, anche a causa della carenza globale di chip di memoria.
Display OLED, touchscreen e design ultrasottile
Tra le novità più attese c’è sicuramente il passaggio al display OLED. Samsung Display sarebbe il fornitore dei pannelli, avendo investito massicciamente in una linea produttiva di generazione 8.6 in Corea del Sud, che ha recentemente raggiunto una tappa fondamentale per la produzione di massa. La tecnologia utilizzata sarebbe di tipo OLED ibrido, simile a quella già vista sugli ultimi iPad Pro: combina un substrato in vetro con incapsulamento a film sottile, garantendo luminosità, contrasto e efficienza energetica superiori rispetto agli schermi LCD con retroilluminazione mini-LED usati oggi sui MacBook Pro.
E poi c’è la questione del touchscreen. MacBook Ultra potrebbe diventare il primo Mac in assoluto a supportare l’input touch direttamente sullo schermo. Un cambio di rotta notevole per Apple, che per anni ha rifiutato l’idea di portare il tocco sul Mac. Dopo l’esperimento poco fortunato della Touch Bar OLED sui vecchi MacBook Pro, l’approccio stavolta sarebbe diverso: nessuna trasformazione del portatile in un dispositivo touch-centrico come l’iPad, ma la possibilità di passare in modo fluido tra tocco e trackpad. Questo richiederà aggiornamenti a macOS per rendere l’interfaccia più adatta al tocco. Toccando un elemento della barra dei menu, ad esempio, comparirebbero controlli più grandi e ottimizzati.
Sul fronte del design, l’obiettivo dichiarato è rendere MacBook Ultra significativamente più sottile, in linea con l’ambizione di Apple di creare i prodotti più sottili e leggeri in ogni categoria del settore tech. Un vero e proprio ripensamento del laptop, reso possibile dalla combinazione tra display OLED e nuovo chassis. Va detto che il MacBook Pro era diventato più spesso e pesante con il redesign del 2021, quando erano state reintrodotte diverse porte precedentemente eliminate. Come Apple riuscirà a rendere il portatile più sottile senza sacrificare quella connettività recuperata di recente resta una questione aperta.
Dynamic Island e processore M6 a 2 nanometri
Un’altra novità che potrebbe fare scalpore è l’arrivo della Dynamic Island al posto del notch attuale. L’idea sarebbe quella di replicare l’evoluzione già vista su iPhone, dove il notch è stato sostituito dalla Dynamic Island a partire dai modelli iPhone 14 Pro nel 2022. Anche sul Mac l’isola dinamica sarà interattiva e si espanderà in base all’app o alla funzione in uso, risolvendo finalmente le lamentele degli utenti sulla tacca che invade la barra dei menu di macOS.
Infine, sotto la scocca i nuovi modelli dovrebbero montare chip M6 Pro e M6 Max, basati sul processo produttivo a 2 nanometri di TSMC. Questa architettura consente di integrare in modo molto più compatto componenti come CPU, GPU, DRAM e Neural Engine. Transistor più piccoli significano più potenza di calcolo e maggiore efficienza energetica su un singolo chip. Considerando la direzione presa dall’industria, è molto probabile che Apple punterà forte sul marketing di questi processori come ottimizzati per i flussi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.