Il servizio satellitare T-Satellite di T-Mobile sta facendo parlare parecchio, soprattutto nelle ultime settimane in cui i servizi mobili via satellite sono finiti sotto i riflettori. Tra SpaceX, AST SpaceMobile e i grandi operatori tradizionali, la corsa allo spazio è più accesa che mai. Eppure, a quanto pare, i clienti non sembrano poi così entusiasti di provare questa tecnologia. E le ragioni, a guardare i numeri, sono piuttosto chiare.
Un sondaggio condotto tra i lettori ha messo in luce due motivazioni principali per cui la gente non si iscrive a T-Satellite, un servizio che tra l’altro è aperto anche ai clienti di AT&T e Verizon. Su 907 persone che hanno risposto, il 34% ha indicato il prezzo come ostacolo principale, mentre il 33% ha dichiarato di non aver mai avuto bisogno del servizio. Il 20% lo considera sopravvalutato, e un ultimo 13% preferisce aspettare che sia il proprio operatore a offrire qualcosa di simile.
T-Mobile T-Satellite: il prezzo è più di quanto gli utenti sarebbero disposti a pagare
Per quanto la tecnologia direct-to-device possa sembrare affascinante e futuristica, evidentemente non basta a convincere il cliente medio a spendere più di circa 5 euro al mese. Anche perché, va detto, gli operatori tradizionali già riescono a mantenere i propri utenti connessi per circa il 97% del tempo. Le occasioni in cui qualcuno si ritrova davvero a cercare disperatamente un segnale satellitare sono, nella pratica quotidiana, davvero poche.
T-Satellite, in un certo senso, è una di quelle funzionalità che probabilmente non serviranno mai, ma che sarebbe bello avere a disposizione nel caso. Le reti combinate di AT&T, T-Mobile e Verizon lasciano ancora scoperte circa 500.000 miglia quadrate di territorio statunitense, il che non è esattamente una cifra trascurabile. Con la crescita del settore che rallenta, i colossi delle telecomunicazioni starebbero inoltre tagliando le spese per l’infrastruttura di rete. E anche nelle zone con buona copertura, si verificano problemi in circa 1 interazione su 11.
Le cose potrebbero cambiare il prossimo anno
Attualmente, T-Satellite supporta soltanto messaggi di testo e un traffico dati molto leggero. Per le abitudini di consumo odierne, dove lo streaming e la connessione costante sono la norma, questo risulta decisamente insufficiente. SpaceX punta a cambiare le carte in tavola il prossimo anno con i suoi satelliti V2, che dovrebbero garantire connettività a banda larga e supporto per dispositivi IoT.
Fino ad allora, sembra che la maggior parte dei clienti preferisca correre il rischio di trovarsi in una zona senza segnale piuttosto che pagare circa 9 euro al mese per un servizio che potrebbe non utilizzare mai.
