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Ghost of Yōtei Legends: come nasce il Raid, l’atto finale del multiplayer

Il Raid di Ghost of Yōtei Legends unisce enigmi, boss epici e cooperazione in una sfida pensata per essere impegnativa ma più accessibile.

scritto da Manuel De Pandis 23/05/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Ghost of Yōtei Legends
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Il Raid di Ghost of Yōtei Legends è disponibile ormai da qualche settimana e rappresenta la sfida definitiva della modalità multigiocatore sviluppata da Sucker Punch. Quattro giocatori, fortezze labirintiche, enigmi da risolvere sotto pressione e due boss soprannaturali da affrontare: il Drago e Lord Saito, le ultime incarnazioni dei Sei di Yōtei. Un’esperienza pensata per mettere alla prova la coordinazione, la comunicazione e, soprattutto, la pazienza di chi ci si butta dentro.

Il lead designer Darren Bridges ha raccontato nel dettaglio il processo creativo che ha portato alla realizzazione del Raid. Attenzione: da qui in avanti ci sono spoiler importanti, quindi chi non ha ancora completato questa sfida farebbe bene a tornare dopo aver trionfato.

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L’idea di partenza, a sentire Bridges, era piuttosto chiara: “Una delle nostre idee iniziali era creare un’escape room piena di persone pronte a uccidere.” Un’esperienza dura, che richiede lavoro di squadra per completare gli enigmi e sopravvivere ai nemici. Studio, coordinazione e azione collettiva sono fondamentali per avere successo nel Raid.

Le lezioni apprese da Ghost of Tsushima e l’accessibilità migliorata

Chi ha giocato la modalità equivalente in Ghost of Tsushima Legends ricorderà bene quanto fosse impegnativa. Bridges stesso ha ammesso che la prima volta con i suoi amici ci mise circa sei ore a completarla. Un’esperienza epica, certo, ma anche parecchio inaccessibile. Trovare quattro persone disposte a dedicare tutto quel tempo in una sola sessione non era esattamente semplice.

Con Ghost of Yōtei Legends il team ha voluto mantenere lo stesso livello di sfida, ma rendendo il tutto più gestibile. Le missioni hanno un ritmo più costante, e soprattutto è possibile, una volta risolti tutti gli enigmi, tornare e affrontare direttamente il boss senza dover rifare tutto da capo. Se qualcuno deve andare via, nessun problema: la partita aspetta.

Altro dettaglio interessante riguarda la struttura delle missioni che precedono lo scontro finale. Gli sviluppatori hanno inserito elementi preparatori: durante la fase prima della battaglia col Drago, ad esempio, cadono dall’alto giganteschi missili dalla bo-hiya, un assaggio di quello che aspetta dopo. E poi c’è il devastante attacco con la spada di Saito, quasi impossibile da schivare se non andando a segno con la mossa suprema. Tutto pensato perché ogni fase costruisca sulle precedenti, senza mai risultare casuale.

Bombe, strategie impreviste e la corsa alle prime completazioni

Uno dei momenti più caotici del Raid arriva durante la battaglia col Drago: delle bombe iniziano a cadere su ogni giocatore. In un gioco dove normalmente non è possibile danneggiare i compagni, improvvisamente la propria posizione diventa una minaccia per gli altri. Correre verso un alleato significa trascinare una pioggia esplosiva nella sua direzione. La coordinazione diventa tutto.

Poi c’è la scoperta che ha sorpreso persino gli sviluppatori: scomparendo nei panni dello Shinobi, le bombe smettono di rintracciare il giocatore. E avvicinandosi ai compagni, anche loro diventano invisibili, saltando l’intera sequenza. “È una dinamica che non avevamo previsto,” ha detto Bridges, “ma durante i test l’abbiamo vista e abbiamo pensato fosse davvero fantastica.”

Per quanto riguarda le prime squadre al mondo che hanno affrontato il Raid, i risultati sono stati sorprendenti. La prima squadra ha battuto Saito in circa due minuti, dopo un’ora per arrivare fino a quel punto. Bridges pensava ci avrebbero messo almeno mezz’ora, e invece hanno trovato il modo più efficiente per chiudere la partita. “È stato come creare un percorso a ostacoli con la tua squadra locale per poi buttarci dentro degli atleti olimpici.” Altre squadre hanno impiegato due o tre ore tra tentativi e pratica, dimostrando quanta varietà ci sia nell’approccio.

Il team ha anche inserito una postazione per l’attrezzatura all’inizio della battaglia con Saito, così da permettere di sperimentare con le configurazioni dopo ogni sconfitta. L’ideale, secondo Bridges, sarebbe potenziare le parate perfette per i guerrieri ombra e avere qualcosa per ridurre i danni esplosivi del boss.

Il Raid rappresenta l’ultimo grande aggiornamento per Ghost of Yōtei Legends, chiudendo la storia dei Sei di Yōtei. Il gioco è disponibile ora su PlayStation 5.

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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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