Govee, tra i nomi più noti nel mondo dell’illuminazione smart, si è ritrovata coinvolta in una polemica tanto imbarazzante quanto surreale. Sul proprio sito web, in una foto promozionale pensata per presentare un nuovo prodotto, comparivano due libri con il titolo “White Supremacy” ben visibile sulle copertine. Il dettaglio non sarebbe passato inosservato in nessun contesto, ma qui il problema è ancora più evidente: l’ambientazione era una cameretta per bambini. Sì, proprio così. Una stanza per ragazzi, luci colorate e un volume sulla supremazia bianca in bella mostra sullo scaffale.
La reazione degli utenti non si è fatta attendere, e la vicenda ha preso piede rapidamente. La domanda che tutti si sono posti è stata immediata: ma nessuno ha controllato? Ed è qui che la faccenda si fa interessante. Viene spontaneo puntare il dito contro l’intelligenza artificiale, perché ormai capita spesso che immagini generate tramite AI finiscano online senza un’adeguata revisione. Basta un prompt scritto con poca attenzione, oppure una fase di controllo fatta di fretta, e il danno è servito. In questo caso però non ci sono prove definitive che l’immagine sia stata generata con strumenti di AI: nei metadati del file non è emerso nulla di conclusivo. Govee ha poi spiegato che il contenuto proveniva da una libreria di immagini di terze parti con regolare licenza d’uso.
Le scuse di Govee e quel libro che non è quello che sembra
L’azienda ha reagito rimuovendo l’immagine dal sito e pubblicando delle scuse ufficiali, riconoscendo che il proprio processo interno di revisione “non ha soddisfatto gli standard richiesti”. Ha anche promesso l’adozione di misure più rigorose per evitare che episodi simili possano ripetersi in futuro. Un passo dovuto, considerando l’eco che la vicenda ha avuto.
La cosa curiosa, però, è che il libro in questione non è affatto quello che il titolo potrebbe far pensare a chi lo vede per la prima volta. “State of White Supremacy: Racism, Governance, and the United States” è in realtà un saggio accademico pubblicato nel 2011 da Stanford University Press, un testo che analizza con approccio critico i temi della disuguaglianza razziale e del liberalismo negli Stati Uniti. Insomma, tutt’altro che un manifesto estremista. Ma è comprensibile che la stragrande maggioranza delle persone che visitano il sito di Govee non conosca quel volume, e che vedere un titolo del genere esposto in una cameretta per ragazzi faccia quantomeno storcere il naso.
Un dettaglio già visto e un altro libro nascosto
Ci sono poi un paio di particolari che rendono tutta la storia ancora più bizzarra. Anche l’altro libro visibile nella libreria della foto è reale, sebbene la copertina sia mostrata al contrario: si tratta di “Another Art Book” di Jefferson Hack. E c’è di più. Lo stesso volume sulla supremazia bianca era già apparso nel 2023 sul sito della catena britannica B&Q, usato per pubblicizzare un semplice copriradiatore. Anche in quel caso il rivenditore si era scusato, ammettendo che il dettaglio era sfuggito ai controlli interni. Lo stesso identico libro, lo stesso identico tipo di gaffe, a distanza di tempo e in contesti completamente diversi: segno che certe immagini stock continuano a circolare indisturbate nelle librerie digitali, pronte a creare nuovi imbarazzi ogni volta che qualcuno le usa senza guardare troppo da vicino.

