Una nuova stretta sull’immigrazione potrebbe colpire duramente il settore tecnologico americano. L’amministrazione Trump sta pianificando di imporre alla maggior parte dei richiedenti di green card di tornare fisicamente nei propri Paesi d’origine per completare la procedura di richiesta. Una misura che, se confermata, avrebbe ripercussioni significative soprattutto sui lavoratori del settore tech, molti dei quali vivono e lavorano già negli Stati Uniti con visti temporanei.
Il punto è semplice ma potente. Chi oggi si trova sul suolo americano con un visto di lavoro e vuole ottenere la residenza permanente, potrebbe essere costretto ad abbandonare temporaneamente la propria posizione, il proprio progetto, la propria vita quotidiana, per rientrare nel Paese di provenienza e avviare da lì l’intero iter burocratico. Non si tratta di un dettaglio amministrativo marginale. Per chi lavora nella Silicon Valley o in qualsiasi altro polo tecnologico statunitense. Ciò significherebbe mesi di incertezza, con il rischio concreto di perdere il posto o di vedere i propri piani professionali stravolti.
Green card USA, perché il settore tecnologico è il più esposto
Il mondo della tecnologia americana dipende in modo massiccio da talenti stranieri. Ingegneri software, data scientist, esperti di intelligenza artificiale. Una fetta enorme della forza lavoro qualificata nelle grandi aziende tech proviene dall’estero, spesso dall’India o dalla Cina. Queste persone arrivano negli USA con visti come l’H-1B, lavorano per anni e poi, naturalmente, puntano alla green card come passo successivo per stabilizzare la propria presenza nel Paese.
Obbligarli a rientrare nei Paesi d’origine durante il processo di richiesta della green card creerebbe un’interruzione forzata del rapporto lavorativo, almeno temporanea. E nel settore tech, dove i tempi di sviluppo sono strettissimi e la competizione per accaparrarsi i migliori profili è feroce, anche poche settimane di assenza possono avere conseguenze a catena. Senza contare che molti di questi lavoratori hanno famiglie, figli iscritti a scuola, mutui o affitti in corso.
L’amministrazione Trump ha fatto dell’immigrazione uno dei suoi cavalli di battaglia fin dal primo mandato. Questa nuova misura si inserisce in una strategia più ampia di inasprimento delle politiche migratorie. Ma stavolta il bersaglio, anche se indiretto, è un settore che rappresenta uno dei motori principali dell’economia americana.
Le possibili conseguenze per le aziende americane
Le aziende tech potrebbero trovarsi in una posizione molto scomoda. Da un lato, la necessità di trattenere i propri dipendenti chiave. Dall’altro, regole che renderebbero il percorso verso la residenza permanente molto più complicato e scoraggiante per chiunque stia valutando una carriera negli Stati Uniti. Il rischio è che i migliori talenti stranieri inizino a guardare altrove, verso il Canada, l’Europa o altri mercati che offrono percorsi di immigrazione meno tortuosi.
Non è ancora chiaro quando questa nuova politica potrebbe entrare in vigore, né quali eccezioni o deroghe potrebbero essere previste. Quello che è certo è che il piano dell’amministrazione Trump di richiedere il rientro nel Paese d’origine per i richiedenti di green card ha già acceso un dibattito molto acceso, soprattutto tra chi opera nel comparto tecnologico e teme di vedere compromessa la capacità degli Stati Uniti di attrarre e trattenere i professionisti più qualificati al mondo.
