Per anni si è parlato di come l’intelligenza artificiale avrebbe stravolto il mondo del lavoro. Si pensava che i primi a farne le spese sarebbero stati operai, analisti, programmatori. E invece la categoria professionale finita nel mirino è un’altra, una che forse nessuno si aspettava: i quadri intermedi, quei manager di medio livello che da sempre tengono insieme la struttura organizzativa delle aziende. Quelli che fanno da ponte tra chi decide e chi esegue. Il fenomeno è già in corso e sta lasciando una scia piuttosto evidente di licenziamenti, soprattutto nelle grandi aziende tecnologiche che nell’ultimo anno hanno avviato una serie di ristrutturazioni aziendali profonde. I dipartimenti si riducono, diventano più autonomi grazie all’adozione dell’intelligenza artificiale, e quel gradino intermedio che teneva tutto collegato diventa, nei fatti, superfluo.
I quadri intermedi hanno passato decenni a fare da cinghia di trasmissione tra la dirigenza e i team operativi. Il loro compito era raccogliere dati, sintetizzarli, trasmettere decisioni e coordinare le attività quotidiane. Ecco, questo lavoro di intermediazione è esattamente ciò che l’intelligenza artificiale riesce ad automatizzare con più facilità, rendendo i quadri intermedi l’anello più fragile della catena. Non prendono decisioni strategiche, non eseguono materialmente il lavoro: stanno nel mezzo. E il mezzo, adesso, lo copre una macchina.
I numeri parlano chiaro. A fine 2025, le offerte di lavoro per posizioni di management intermedio negli Stati Uniti risultavano il 42% inferiori rispetto al picco registrato tre anni prima, secondo i dati di Revelio Labs. La società di consulenza Gartner stimava che entro il 2026 un’azienda su cinque avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per eliminare più della metà dei propri ruoli di gestione intermedia.
Le aziende stanno già mettendo in pratica questo modello
Qualche settimana fa, Block, la società di pagamenti fondata da Jack Dorsey, ha annunciato il licenziamento del 40% del personale e ha presentato un nuovo modello organizzativo in cui l’intelligenza artificiale assume il ruolo di collegamento tra i team. In un post pubblicato successivamente, Dorsey e il consigliere Roelof Botha hanno spiegato la scelta in modo piuttosto netto: “Non c’è bisogno di uno strato permanente di gestione intermedia”. Sulla stessa linea si è mosso Brian Armstrong, che nel comunicare il taglio del 14% della forza lavoro di Coinbase ha precisato che i ruoli intermedi sarebbero scomparsi come tali, e che chi restava avrebbe dovuto contribuire “sporcandosi le mani insieme ai propri team”.
C’è però un rovescio della medaglia che non si può ignorare. Freeland Abbott, ex responsabile tecnico di Square, ha fatto notare che “l’intelligenza artificiale non può fornire motivazione di squadra, connessione umana né supporto nel modo in cui può farlo una persona”. Eliminare i quadri intermedi significa anche eliminare una componente umana che le aziende spesso danno per scontata. C’è poi un altro problema: senza quei ruoli, i dipendenti junior perdono una delle principali opportunità di crescita professionale, quella che tradizionalmente passa dalla gestione di altri colleghi più giovani. Secondo uno studio di Anastassia Fedyk, professoressa alla Haas School of Business dell’Università della California a Berkeley, man mano che gli strumenti di intelligenza artificiale permettono di trasferire più lavoro dai manager ai sottoposti, questi cambiamenti strutturali rischiano di diventare permanenti.
Il rischio di dover tornare sui propri passi
Matthew Bidwell, professore di gestione alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, ha ricordato nel suo podcast dedicato al mercato del lavoro che esistono precedenti di aziende che hanno provato a eliminare le gerarchie intermedie per poi fare marcia indietro. Secondo la sua analisi, i quadri intermedi si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile durante le ristrutturazioni perché, rispetto ad altri profili, fanno più fatica a dimostrare il proprio valore alla dirigenza.
Quello che sta emergendo, insomma, è uno scenario diverso da quello previsto. Anziché colpire i ruoli “produttivi” come ingegneri e amministrativi, l’intelligenza artificiale ha aperto una breccia nel cuore dell’organigramma aziendale. E la figura che rischia di più è proprio quella del manager intermedio, soprattutto dopo la sua proliferazione nel periodo post pandemia.
