YouTube ha aperto a tutti gli utenti maggiorenni il suo strumento per rilevare i deepfake, mentre Google Search aggiorna le regole antispam per contrastare chi prova a manipolare le risposte generate dall’intelligenza artificiale. Due mosse che arrivano nello stesso momento e che raccontano parecchio di dove sta andando la battaglia contro gli abusi legati all’AI.
Rilevamento dei deepfake su YouTube: ora disponibile per tutti
La funzionalità si chiama Likeness Detection, traducibile come “rilevamento della somiglianza”, ed era stata lanciata verso la fine del 2025 in forma riservata ai creator iscritti al Partner Program, cioè quelli con almeno 1.000 follower e un numero sufficiente di ore di visualizzazione accumulate in un determinato periodo. Per attivarla bisogna accedere a YouTube Studio da desktop, caricare un documento di identità e registrare un video selfie.
A quel punto YouTube si mette a cercare video deepfake in cui compare un volto simile a quello della persona che ha fatto la registrazione. Se trova qualcosa, il diretto interessato può chiederne la rimozione. Il meccanismo ricorda molto quello di Content ID, il sistema già usato da anni per individuare contenuti che violano il diritto d’autore. Solo che stavolta non si tratta di musica o clip protetti, ma del volto delle persone.
Dopo il lancio iniziale, YouTube aveva già esteso lo strumento a figure pubbliche come ufficiali governativi, giornalisti, politici e personaggi del mondo dello spettacolo. Da ieri sera, però, il passo è decisamente più grande: il rilevamento dei deepfake è accessibile a tutti gli utenti maggiorenni, anche a chi non è un creator. C’è una nota importante: la funzionalità arriverà tramite YouTube Studio nel corso delle prossime settimane, e al momento non risulta ancora disponibile in Italia.
Google Search dichiara guerra allo spam AI
Sul fronte della ricerca, le novità riguardano le norme antispam di Google Search. Le regole contro le tecniche di manipolazione dell’algoritmo esistono da sempre, pensate per punire chi cerca di forzare il posizionamento dei propri contenuti in cima ai risultati. Ma con l’arrivo di AI Overview e AI Mode, le due funzionalità che generano risposte tramite intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati, sono spuntate anche tecniche nuove per cercare di sfruttare il sistema.
Queste pratiche hanno nomi che suonano quasi ufficiali: Answer Engine Optimization (AEO), Generative Engine Optimization (GEO) oppure Generative Search Optimization (GSO). In sostanza, si tratta di metodi studiati appositamente per manipolare le risposte AI di Google Search, facendo in modo che certi siti vengano citati o favoriti nelle sintesi generate dall’intelligenza artificiale. Google ha quindi deciso di aggiornare le proprie norme sullo spam includendo esplicitamente anche questo tipo di manipolazione. Le conseguenze per chi viene beccato non sono leggere: i siti coinvolti possono essere mostrati molto più in basso nei risultati, oppure rimossi del tutto dall’indice di ricerca. Una penalizzazione che, per chi vive di traffico organico, equivale praticamente a sparire dalla rete.
L’aggiornamento delle policy rappresenta il primo intervento normativo di Google specificamente mirato a proteggere l’integrità delle risposte generate dall’AI all’interno del motore di ricerca, un segnale che l’azienda di Mountain View considera la questione tutt’altro che marginale.
