La class action contro Meta e TikTok ha ufficialmente preso il via in Italia, con la prima udienza che si è tenuta questa mattina presso il tribunale delle imprese di Milano. Un momento atteso da mesi, che segna l’inizio di un procedimento senza precedenti nel panorama legale italiano: per la prima volta, due colossi dei social media finiscono sul banco degli imputati in un’azione collettiva promossa a tutela dei minori.
Chi ha promosso l’azione e cosa chiede
A portare avanti questa battaglia legale è il MOIGE (Movimento Italiano Genitori), insieme a un gruppo di famiglie, con il supporto dello Studio Legale Ambrosio Commodo di Torino. L’obiettivo dichiarato è proteggere circa 3,5 milioni di bambini e adolescenti italiani, quelli nella fascia tra i 7 e i 14 anni, dai rischi legati all’uso di Facebook, Instagram e TikTok. L’azione legale era stata avviata a luglio 2025 e presentata alla stampa all’inizio di ottobre dello stesso anno.
Il procedimento si fonda su tre pilastri ben distinti. Il primo riguarda la verifica dell’età. La legge italiana vieta l’iscrizione ai social ai minori di 14 anni, eppure su Facebook, Instagram e TikTok basta inserire una data di nascita falsa per creare un account. Nessun controllo reale viene effettuato, e proprio per questo il giudice dovrebbe ordinare alle due aziende di implementare un sistema di verifica effettivo.
Il secondo punto tocca i meccanismi che creano dipendenza: lo scrolling infinito, i like, le notifiche continue e gli algoritmi di suggerimento. Secondo l’accusa, Meta e TikTok hanno progettato interfacce e funzionalità pensate per tenere i minori incollati allo schermo per ore. La richiesta, in questo caso, è che il giudice ordini la rimozione di questi meccanismi.
Il terzo pilastro riguarda la mancata informazione. Le due aziende non avrebbero mai comunicato in modo chiaro agli utenti i rischi derivanti dall’uso prolungato delle piattaforme. Si parla di disturbi alimentari, perdita del sonno, calo del rendimento scolastico, depressione, interpretazione errata delle emozioni, comportamenti impulsivi, accettazione di sfide pericolose, atti autolesivi e persino ideazioni suicidarie. La richiesta è che venga imposta la pubblicazione di queste informazioni sui rischi in modo trasparente e accessibile.
La difesa di Meta e TikTok e i prossimi passi
Durante la prima udienza, gli avvocati di Meta e TikTok non sono rimasti a guardare. Hanno contestato la competenza e la giurisdizione dei giudici italiani, sostenendo che la questione dovrebbe essere esaminata da un giudice irlandese oppure dalla Commissione europea, che peraltro ha già avviato indagini in materia e si prepara a presentare nuove leggi. Oltre a questo, la difesa ha contestato i nuovi documenti presentati dallo studio legale e ha cercato di ridimensionare la portata scientifica delle prove depositate.
Gli avvocati del MOIGE, dal canto loro, hanno chiesto tempi rapidi per il processo. Ora spetta al tribunale stabilire il calendario delle prossime udienze. Vale la pena ricordare che sulla protezione dei minori e la dipendenza dai social media sono attualmente in corso anche due processi negli Stati Uniti.
Un portavoce di Meta ha rilasciato una dichiarazione in cui l’azienda respinge le accuse, definendole fuorvianti rispetto al lavoro svolto. Secondo Meta, gli Account per Teenager offrono già protezioni predefinite che limitano chi può contattare gli adolescenti, i contenuti a cui possono accedere e il tempo che trascorrono su Facebook e Instagram. L’azienda ha ribadito il proprio impegno nel proteggere i giovani e garantire la loro sicurezza online.
