Il prezzo dei carburanti continua a salire, ma gli italiani non sembrano farci troppo caso. Anzi, fanno il pieno come e più di prima. È un dato che sfida la logica economica più elementare: quando un bene costa di più, la domanda dovrebbe calare. E invece no. I consumi di carburante nel primo trimestre del 2026 raccontano una storia completamente diversa, quasi paradossale, che merita di essere analizzata con attenzione.
Stando ai numeri diffusi dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la quantità di carburante immessa nella rete distributiva italiana è cresciuta proprio nei mesi in cui i rincari si facevano sentire di più. Non si tratta di oscillazioni marginali: parliamo di incrementi netti, misurabili, che smentiscono in pieno le previsioni di chi si aspettava una frenata della domanda.
Il mese più significativo è marzo 2026. Nonostante la crisi energetica innescata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, la domanda di carburante è schizzata verso l’alto. Il consumo di benzina ha toccato le 744mila tonnellate, con un aumento del 9,4% rispetto a marzo 2025. Un balzo importante, che non si esaurisce nel singolo mese: su base trimestrale, la crescita si attesta al 7,2%, a conferma di un trend solido e non episodico.
Anche il gasolio per autotrazione ha seguito una traiettoria simile, con una crescita del 3,5% nel mese di marzo sulla rete distributiva tradizionale. Va detto, però, che il gasolio venduto in modalità extrarete, cioè quello destinato direttamente alle aziende senza passare dai distributori, ha registrato una contrazione del 7,1%. Segno che forse il mondo delle imprese sta reagendo ai rincari in modo più cauto rispetto ai consumatori privati.
I prezzi alla pompa restano elevati nonostante il taglio delle accise
Questi numeri diventano ancora più sorprendenti se si guarda al contesto dei prezzi alla pompa. A metà marzo, la benzina aveva raggiunto quota 1,83 euro al litro, mentre il gasolio si era spinto fino a 2,06 euro. Cifre che pesano sul portafoglio, soprattutto per chi usa l’auto tutti i giorni.
Il governo è intervenuto il 18 marzo con un decreto mirato a ridurre le accise, ma l’effetto sui prezzi finali è stato piuttosto contenuto. Dopo l’intervento, i valori si sono stabilizzati intorno a 1,930 euro al litro per la benzina e 1,992 euro al litro per il diesel. Un leggero alleggerimento, certo, ma nulla di paragonabile a un vero ribasso.
Eppure, nonostante questi livelli di prezzo decisamente sostenuti, la domanda non ha fatto una piega. Nessun calo apprezzabile, nessuna contrazione significativa. Quasi come se il costo del carburante fosse diventato un dato di fatto con cui convivere, più che un fattore capace di modificare davvero le abitudini di spostamento degli italiani. L’auto resta evidentemente un mezzo irrinunciabile per la stragrande maggioranza della popolazione, e nemmeno i rincari degli ultimi mesi sono riusciti a scalfire questa dipendenza. I dati del primo trimestre 2026 parlano chiaro: i consumi di carburante crescono, i prezzi pure, e la famosa legge della domanda e dell’offerta, almeno per ora, resta smentita dai fatti.
