La corsa ai satelliti ispettori in orbita geosincrona si sta facendo sempre più affollata. Per oltre un decennio, le forze armate statunitensi hanno gestito una flotta di veicoli spaziali progettati per avvicinarsi ad altri satelliti e fotografarli da distanza ravvicinata. La Cina ha iniziato a lanciare i propri mezzi per missioni simili nel 2018. E adesso anche la Russia è entrata nel gioco, con l’arrivo del suo primo presunto satellite ispettore (o, secondo alcuni, d’attacco) in orbita geosincrona, tecnicamente nota come GEO.
L’orbita geosincrona è un posto speciale. A circa 36.000 chilometri sopra l’equatore, un satellite si muove alla stessa velocità di rotazione della Terra, rimanendo fisso sopra lo stesso punto. È per questo che i satelliti commerciali e militari stazionano lì per anni, garantendo servizi di comunicazione stabili. Fino a poco tempo fa, l’attività russa in GEO si concentrava soprattutto sull’intercettazione delle comunicazioni straniere. Due satelliti, conosciuti come Olymp o Luch, vagavano da uno slot all’altro dell’orbita geosincrona, sostando vicino a satelliti occidentali per mesi, con l’obiettivo di ascoltare o potenzialmente disturbare i segnali, alcuni dei quali veicolano comunicazioni sicure delle forze NATO.
Ma il trend oggi punta decisamente verso la sorveglianza e la ricognizione. Le agenzie militari e di intelligence vogliono sapere dove si trovano gli altri satelliti, che aspetto hanno e cosa sono in grado di fare. I satelliti del programma americano GSSAP (Geosynchronous Space Situational Awareness Program), in servizio dal 2014, fanno esattamente questo. Si spostano lungo la fascia geosincrona con manovre propulsive, arrivando a poche decine di chilometri da satelliti cinesi e russi, abbastanza vicino perché i telescopi ottici possano ottenere immagini dettagliate.
La Space Force li ha spesso paragonati a una sorta di “ronda di quartiere” nello spazio. Un esempio, lo scorso anno un satellite GSSAP si è posizionato accanto a due veicoli cinesi impegnati in una dimostrazione di rifornimento in orbita, la prima nel suo genere. E proprio in questi giorni, un satellite cinese chiamato TJS-10 sta volando relativamente vicino a un satellite strategico statunitense a prova di attacco nucleare e a una piattaforma di allerta missilistica.
Russia: Kosmos 2589 e la danza orbitale tra potenze spaziali
La novità più rilevante degli ultimi mesi è Kosmos 2589, un satellite russo lanciato a giugno 2025 in un’orbita altamente ellittica insieme a un veicolo più piccolo, Kosmos 2590. Dopo una serie di manovre di rendez-vous ad alta quota tra i due, Kosmos 2589 ha iniziato a spostarsi verso un’orbita geosincrona circolare, raggiungendola ad aprile 2026. E uno dei satelliti GSSAP americani lo stava già aspettando. Il veicolo ispettore statunitense sta ora compiendo passaggi ravvicinati attorno a Kosmos 2589, avvicinandosi fino a circa 13km il primo maggio, secondo i dati di COMSPOC, una società commerciale di sorveglianza spaziale. Lo scopo preciso di Kosmos 2589 resta poco chiaro. Alcuni funzionari occidentali sospettano possa trattarsi di una versione ad alta quota del sistema antisatellite russo Nivelir, già testato in orbita bassa terrestre e ora in fase operativa.
Tutto questo gioco del gatto e del topo ha spinto la Space Force a dare la massima priorità alla sorveglianza in orbita geosincrona. Il generale in pensione John Shaw, ex vice comandante dello US Space Command, ha paragonato la situazione alla Guerra Fredda, quando i sottomarini americani e sovietici si pedinavano a vicenda, con la differenza che nello spazio i satelliti, altamente riflettenti, si vedono eccome contro il buio cosmico. Shaw ha spiegato che una delle tattiche correnti è osservare un potenziale bersaglio appena arriva in orbita, quando è ancora in fase di orientamento e verifica, un po’ come un aereo appena decollato dalla pista.
Il futuro della sorveglianza spaziale: il programma Andromeda
Il limite attuale dei satelliti GSSAP, costruiti da Northrop Grumman, è il carburante. Ogni manovra costa propellente, e i comandanti devono scegliere con attenzione quali obiettivi vale la pena raggiungere. Il generale Stephen Whiting, comandante dello US Space Command, durante un evento del Mitchell Institute for Aerospace Studies ha dichiarato di volere la capacità di “manovrare per ottenere vantaggio” e ha citato la definizione dei Marines di guerra di manovra: “distruggere la volontà e la coesione del nemico attraverso azioni rapide e dirompenti”. Whiting ha aggiunto, con una certa schiettezza, di voler dire ai suoi giovani capitani di pilotare quei satelliti “come se li avessero rubati”, non come una dolce nonnina che va a messa la domenica.
Il programma che succederà al GSSAP si chiama RG-XX, nome in codice Andromeda, e punta su satelliti più economici e rifornibili per pattugliare l’orbita geosincrona. L’obiettivo dichiarato è ottenere una “consapevolezza predittiva del campo di battaglia” che consenta operazioni spaziali offensive e difensive, con l’ambizione di garantire la superiorità spaziale su larga scala dal 2030 in poi. Non è stato comunicato quanti satelliti verranno acquistati. Si parla di un’architettura “proliferata”. Un termine che in orbita bassa può significare decine o centinaia di unità. Attualmente i satelliti GSSAP attivi sono meno di otto. A inizio 2026, lo Space Systems Command ha selezionato 14 potenziali fornitori per il programma Andromeda, tra cui Anduril Industries, Astranis Space Technologies, BAE Systems, General Atomics, Intuitive Machines, L3Harris, Lockheed Martin, Millennium Space Systems, Northrop Grumman, Quantum Space, Redwire, Sierra Space, True Anomaly e Turion Space.
