Il vaccino contro l’hantavirus è al centro dell’attenzione dopo il focolaio scoppiato sulla nave da crociera olandese MV Hondius, partita dall’Argentina e approdata alle isole Canarie il 10 maggio. Almeno tre persone a bordo sono morte, con diversi altri casi segnalati come gravi. In questo scenario, Moderna ha confermato di essere al lavoro sullo sviluppo di un vaccino a Rna messaggero (mRna), in collaborazione con il Vaccine Innovation Center della facoltà di Medicina della Korea University, noto come Vic-k.
Va chiarito subito un punto importante: Moderna non ha iniziato a lavorare su questa immunizzazione in risposta al focolaio della MV Hondius. La collaborazione con il centro coreano risale al settembre 2023, quando le due parti hanno firmato un accordo di ricerca e sviluppo nell’ambito del programma mRNA Access, un’iniziativa della società statunitense che mette a disposizione di gruppi di ricerca universitari potenziali vaccini a mRna ancora in fase preclinica, pensati per studiare malattie infettive emergenti o trascurate. Dopo l’annuncio, le azioni di Moderna sono comunque salite da circa 46 euro a circa 52 euro nell’arco di un giorno.
L’hantavirus, trasmesso soprattutto attraverso il contatto con feci, urina o saliva di roditori infetti, è noto da decenni. Può causare una febbre emorragica con sindrome renale, prevalente in Asia e in Europa, oppure la sindrome polmonare da hantavirus, più frequente nelle Americhe. Nel complesso, ogni anno provoca circa 50mila infezioni gravi, spesso mortali, in tutto il mondo. I cosiddetti hantavirus del Nuovo Mondo, come il virus Andes (Andv), si trovano soprattutto in Sud America e possono raggiungere un tasso di letalità fino al 40%. Andv è l’unico hantavirus per cui sia stata documentata la trasmissione da persona a persona, ed è proprio la variante identificata dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla MV Hondius.
Ad oggi non esiste nessun vaccino autorizzato per prevenire l’infezione da Andv. La Società spagnola di immunologia ha sottolineato che non esiste nessun vaccino approvato contro l’hantavirus in Europa, Stati Uniti o America Latina. Le strategie di trattamento attuali si concentrano sul ciclo vitale del virus, sui fattori immunologici dell’ospite oppure sulla gestione clinica dei sintomi. La Corea del Sud rappresenta una parziale eccezione: il paese registra tra 300 e 400 casi l’anno, soprattutto tra giovani uomini tra i 20 e i 30 anni, e le autorità sanitarie hanno inserito il patogeno nella lista delle nove minacce prioritarie per la preparazione a future pandemie. Esiste un vaccino inattivato di vecchia generazione chiamato Hantavax, ma la sua efficacia limitata e il metodo di produzione, derivato da tessuto cerebrale animale, lo allontanano parecchio dagli standard moderni.
Come funziona la collaborazione e a che punto siamo
La partnership tra Moderna e Vic-k funziona così: il gruppo coreano fornisce le informazioni sulla sequenza antigenica dell’hantavirus, mentre Moderna mette a disposizione il corrispondente materiale a mRna. Da queste ricerche in fase iniziale sono già arrivati risultati preliminari. Nel febbraio 2025, il gruppo del professor Park Man-sung, del dipartimento di Microbiologia, ha confermato che le dosi sperimentali hanno prevenuto l’infezione da hantavirus nei topi.
Però la distanza tra una sperimentazione sui topi e un vaccino contro l’hantavirus autorizzato per gli esseri umani resta considerevole. Il candidato vaccino è ancora in fase preclinica: non sono iniziati i test sugli esseri umani e, prima di arrivarci, rimangono da superare ostacoli importanti sul fronte dei finanziamenti e della regolamentazione. Gli hantavirus, inoltre, sono diversi tra loro e presentano variazioni regionali, il che rende molto complesso progettare un vaccino capace di proteggere da più ceppi. La collaborazione internazionale punta proprio a sviluppare un’immunizzazione ad ampio spettro, efficace contro un numero maggiore di varianti rispetto ai vaccini già esistenti in Asia.
La tecnologia a Rna messaggero, che durante la pandemia di Covid ha dimostrato di poter produrre vaccini efficaci in tempi record, offre vantaggi specifici: può essere adattata rapidamente a nuove varianti di un virus, non richiede la coltura del patogeno vivo in laboratorio ed è più facile da portare su scala industriale. Questi elementi, uniti al focolaio sulla MV Hondius, hanno fatto salire le azioni dell’azienda di quasi il 20% in una sola giornata. Secondo gli analisti, il rialzo è stato legato più alla validazione della piattaforma tecnologica che ad aspettative commerciali immediate, in un contesto politico statunitense oggi meno favorevole alle campagne di vaccinazione di massa.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha per ora escluso che il focolaio sulla Hondius rappresenti l’inizio di un’epidemia, precisando che la trasmissione tra persone avviene solo in caso di contatto molto stretto. Moderna, nel frattempo, sta sviluppando anche vaccini a mRna contro l’influenza aviaria, il norovirus e altri patogeni considerati prioritari per la preparazione pandemica. Anche altri enti stanno lavorando allo sviluppo di vaccini contro l’hantavirus: tra questi spicca il lavoro portato avanti da anni dall’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’esercito degli Stati Uniti.
