Electrolux taglia quasi la metà della propria forza lavoro in Italia e il colpo è di quelli pesanti: 1.700 esuberi su un totale di circa 4.000 dipendenti, con la chiusura completa dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Una ristrutturazione che ha fatto scattare immediatamente la reazione dei sindacati e la richiesta di un intervento diretto da parte del Governo.
Cosa sta succedendo in Electrolux e perché si è arrivati a questo punto
Il quadro che ha portato Electrolux a questa decisione è fatto di più fattori che si sono sommati nel tempo. La domanda di elettrodomestici in Europa resta debole, i costi di produzione continuano a salire anche per effetto del caro energia, e la pressione competitiva sul mercato si fa sempre più aggressiva. Una combinazione che ha spinto il Gruppo a quella che l’azienda stessa definisce una necessità di “adattare il proprio assetto industriale allo scopo di garantire efficienza nel lungo periodo”.
Il piano di ristrutturazione non si limita allo stabilimento marchigiano dove si producono le cappe da cucina. Il taglio del personale coinvolge anche le altre quattro sedi italiane del Gruppo: Porcia, in Friuli, dove si producono lavatrici; Susegana, in Veneto, dedicata a frigoriferi e congelatori; Forlì, in Romagna, che si occupa di forni e piani cottura; e Solaro, in Lombardia, dove nascono le lavastoviglie. In pratica, nessuno degli stabilimenti italiani di Electrolux viene risparmiato da questa operazione, anche se la situazione più critica resta quella di Cerreto d’Esi, destinato alla chiusura definitiva.
La reazione dei sindacati e la posizione del Governo
Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm non ha usato mezzi termini. In un comunicato congiunto, le tre sigle hanno definito inaccettabile l’annuncio di Electrolux, dichiarando lo stato di agitazione permanente e indicendo 8 ore di sciopero nazionale, da organizzare stabilimento per stabilimento. La richiesta rivolta al Governo è stata altrettanto chiara: una convocazione urgente al Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I sindacati hanno anche anticipato che nei prossimi giorni coinvolgeranno le istituzioni locali per costruire un fronte comune a difesa dei lavoratori.
Dal canto suo, il Ministero ha rilasciato un comunicato in cui si impegna a favorire soluzioni condivise a garanzia dell’occupazione e della continuità produttiva. Il Dicastero ha dichiarato di voler svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie, mantenendo un confronto costante e strutturato sia con l’azienda sia con le organizzazioni sindacali, per gestire la situazione nel modo più efficace possibile.
La partnership con Midea e i limiti europei
Un elemento che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda è la collaborazione avviata da Electrolux con la cinese Midea. Le due aziende hanno stretto una partnership negli Stati Uniti per affrontare le difficoltà del mercato, ma questa strada non verrà replicata in Europa. Una scelta che i sindacati avrebbero invece auspicato, nella speranza che una cooperazione simile potesse alleggerire l’impatto della crisi anche sugli stabilimenti del vecchio continente. Per ora, però, il Gruppo ha deciso di percorrere strade diverse sul fronte europeo, lasciando aperta una questione che i lavoratori italiani di Electrolux vivono con comprensibile preoccupazione.
