Un data center di Amazon nel nord di Santiago del Cile ha scatenato un braccio di ferro tra residenti e grande industria tecnologica. Alla fine però è stata la giustizia a mettere un punto fermo sulla questione. Il progetto, previsto nel quartiere di Huechuraba, aveva ricevuto una Risoluzione di Qualificazione Ambientale favorevole nel luglio 2024. Tuttavia, non tutti i vicini erano convinti che la valutazione fosse stata condotta in modo adeguato. Patricio Hernández Valenzuela, residente della zona, ha portato le proprie perplessità davanti al Secondo Tribunale Ambientale, che il 9 aprile 2026 ha deciso di respingere il ricorso. Il data center di Amazon può quindi procedere senza ulteriori ostacoli legali.
Il nodo centrale della contestazione riguardava una possibile linea ad alta tensione che, secondo il ricorrente, sarebbe stata necessaria per alimentare la struttura e avrebbe dovuto essere valutata insieme al progetto principale. Il ragionamento era lineare. Se le due infrastrutture risultano funzionalmente legate, vanno analizzate come un’unica iniziativa. Il tribunale, però, ha separato nettamente le due questioni. Nella sentenza si legge che «è stato accertato che tra le due iniziative non esiste una relazione di interdipendenza funzionale che ne condizioni l’esecuzione». In pratica, il data center può operare usando la rete elettrica gestita da terzi, senza dipendere da un’eventuale linea ad alta tensione futura, che semmai dovrà essere valutata separatamente qualora venisse proposta.
Le dimensioni del progetto e la strategia di Amazon in America Latina
I numeri del progetto parlano chiaro. Il centro dati di Huechuraba è pensato per funzionare per 30 anni, con un investimento stimato di circa 190 milioni di euro. Sorgerà su una superficie di 10,9 ettari, con una costruzione di oltre 21.350 metri quadrati. Amazon ha dichiarato che il design dell’infrastruttura punta a ridurre al minimo il consumo di energia e acqua, e che il piano ha rispettato tutti i requisiti ambientali previsti.
Ma Huechuraba non è un caso isolato nella strategia della compagnia. Amazon Web Services ha messo sul piatto un investimento complessivo superiore ai 3,7 miliardi di euro in Cile nell’arco di 15 anni, con l’obiettivo di costruire, gestire e mantenere la propria infrastruttura nel paese. L’idea è trasformare Santiago nel terzo grande polo latinoamericano della società, dopo San Paolo e il Messico centrale.
Il precedente di Google e la questione energetica
Il caso di Amazon non è il primo del genere in Cile. Google aveva ottenuto un’approvazione iniziale nel 2020 per costruire un data center da circa 185 milioni di euro a Cerrillos, nel sudovest di Santiago. Ma il percorso si è rivelato ben diverso. Nel febbraio 2024, il Secondo Tribunale Ambientale ha deciso di revocare parzialmente quel permesso. Mesi dopo, la compagnia ha annunciato che non avrebbe proseguito con il progetto nella sua forma originale, scegliendo di ripartire da zero con un nuovo design basato su raffreddamento ad aria.
Al di là dei singoli progetti, c’è una questione più ampia che riguarda la capacità del sistema di assorbire questo tipo di infrastrutture. Un rapporto di Systep, pubblicato il 23 settembre 2025 con dati del Coordinatore Elettrico Nazionale cileno, segnalava che la domanda elettrica dei data center in Cile potrebbe crescere del 270% in cinque anni, raggiungendo circa 1.207 MW entro il 2030. Sono cifre che danno la misura di quanto la questione energetica sia diventata centrale nel dibattito sull’espansione del cloud e dell’IA. E spiegano anche perché chi vive vicino a queste strutture solleva preoccupazioni concrete su consumi di elettricità, utilizzo di acqua per il raffreddamento, generazione di calore e rumore.
