Chi ama il caffè probabilmente sa già che quella tazzina al mattino dà una bella sveglia. Ma quello che forse non tutti sanno è che gli effetti benefici del caffè potrebbero essere molto più ampi e profondi di quanto si pensava fino a poco tempo fa. Uno studio recente ha indagato come il consumo regolare di questa bevanda influenzi il cosiddetto asse intestino-cervello, cioè quella rete di comunicazione bidirezionale che collega l’apparato digerente all’attività cerebrale. E i risultati raccontano una storia decisamente più complessa di un semplice “tira su”.
La ricerca, pubblicata il 21 aprile su Nature Communications, è stata condotta dagli scienziati dell’Apc Microbiome Ireland, un centro legato all’University College di Cork. Il team ha messo a confronto 31 adulti sani che bevono caffè regolarmente con altrettanti soggetti che invece non lo consumano. Per “consumatore regolare” si intende chi beve tra le tre e le cinque tazzine al giorno. Una quantità che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare considera sicura e moderata per la maggior parte delle persone. John Cryan, coautore dello studio, ha spiegato che l’interesse pubblico per la salute intestinale è cresciuto enormemente, così come la comprensione del legame tra salute digestiva e salute mentale, ma i meccanismi attraverso cui il caffè agisce su questo asse restano ancora poco chiari.
Ed è qui che le cose si fanno davvero interessanti. I ricercatori hanno anche osservato cosa succede quando i consumatori abituali smettono di bere caffè per due settimane e poi ricominciano, assumendo caffè con caffeina oppure decaffeinato. Questo approccio ha permesso di separare gli effetti della caffeina da quelli degli altri composti contenuti nella bevanda. Come ha dichiarato Cryan: “Il caffè è molto più della semplice caffeina. È un fattore alimentare complesso, che interagisce con i nostri microbi intestinali, con il metabolismo e perfino con il benessere emotivo”.
Microbioma, umore e sistema immunitario, cosa cambia con il caffè
Uno dei dati più significativi emersi dallo studio riguarda il microbioma intestinale. Nei consumatori abituali di caffè sono state osservate variazioni nella presenza di alcuni batteri specifici, come l’Eggerthella e il Cryptobacterium curtum. Il primo sembra contribuire alla secrezione acida gastrica e intestinale, mentre il secondo è coinvolto nella sintesi degli acidi biliari. Entrambi aiuterebbero a eliminare batteri intestinali dannosi, con un potenziale effetto protettivo contro le infezioni.
Sul piano comportamentale e psicologico, chi beve caffè con regolarità mostrava livelli più alti di impulsività e reattività emotiva. Quando il consumo è stato interrotto per due settimane, questi tratti si sono attenuati, insieme ad alcuni sintomi tipici dell’astinenza come stanchezza e mal di testa nei primi giorni. La reintroduzione ha poi prodotto effetti diversi a seconda del tipo di caffè. Sia quello con caffeina sia il decaffeinato hanno ridotto lo stress percepito e alcuni indicatori di depressione. Però il caffè con caffeina è stato associato anche a una riduzione dell’ansia e a miglioramenti in alcuni aspetti dell’attenzione. Invece, il decaffeinato ha mostrato benefici su memoria, qualità del sonno e attività fisica. Un segnale forte che molti effetti positivi non dipendono solo dalla caffeina, ma anche da altri composti bioattivi come i polifenoli.
C’è poi la questione del sistema immunitario. I consumatori di caffè presentavano livelli più bassi di marcatori di infiammazione e più alti di molecole antinfiammatorie. Durante l’astinenza, alcuni di questi marcatori sono aumentati. Ciò suggerisce un possibile effetto protettivo legato al consumo abituale. Non sono invece emerse differenze importanti per quanto riguarda il cortisolo, quindi almeno in condizioni normali il caffè non sembra alterare in modo sostanziale la risposta fisiologica allo stress, pur potendo influenzare quella percepita soggettivamente.
Oltre la caffeina: perché anche il decaffeinato conta
Forse il dato più sorprendente è che alcuni effetti del caffè sul microbioma e sul metabolismo si verificano indipendentemente dalla caffeina. Anche il caffè decaffeinato ha dimostrato di indurre rapidi cambiamenti nella composizione microbica intestinale dopo la reintroduzione. Questo rafforza l’idea che la bevanda sia una miscela complessa di composti con molteplici effetti biologici, non riducibile a un solo principio attivo.
“I nostri risultati rivelano le risposte del microbioma e del sistema nervoso al caffè, oltre ai suoi potenziali benefici a lungo termine per un microbioma più sano”, ha concluso Cryan, responsabile scientifico dell’Apc Microbiome Ireland. “In una fase in cui le persone continuano a interrogarsi sui cambiamenti alimentari più adatti a mantenere un corretto equilibrio digestivo, il caffè può essere usato come intervento aggiuntivo all’interno di una dieta sana ed equilibrata”.
