La saga di Star Fox è uno di quei franchise Nintendo che nascondono sotto la superficie pop una quantità sorprendente di storie, aneddoti e dettagli poco conosciuti. Dalle acrobazie dell’Arwing al celeberrimo grido “Do a barrel roll!”, la serie della volpe spaziale più famosa dei videogiochi porta con sé un bagaglio di innovazione tecnologica, ispirazioni culturali giapponesi e scelte produttive che hanno segnato la storia dell’intrattenimento digitale. E vale la pena andare a scavare, perché ci sono almeno dieci curiosità che meritano di essere raccontate.
Partiamo proprio dal meme più iconico legato a Star Fox, quel “Do a barrel roll!” che chiunque abbia frequentato internet almeno una volta nella vita ha incrociato. Il dettaglio divertente è che, dal punto di vista aeronautico, la manovra mostrata nel gioco non è affatto un barrel roll. Tecnicamente si tratta di un aileron roll, ma ormai il danno culturale è fatto e nessuno ci rinuncerà mai. Passando a cose più serie, c’è la figura di Dylan Cuthbert, un programmatore britannico che aveva appena diciassette anni quando mise le mani sul primo Star Fox. Un ragazzino, praticamente, chiamato a contribuire a un progetto che avrebbe fatto la storia. Ed è proprio da quel lavoro che nacque il leggendario chip SuperFX, un processore grafico ausiliario che Nintendo commissionò per portare la terza dimensione su Super Nintendo. Una mossa audace, quasi folle per l’epoca, che però funzionò eccome.
Tra Kyoto, doppiatori e trasformazioni dell’ultimo minuto
C’è poi un legame profondo tra Star Fox e la città di Kyoto, in particolare con il santuario di Fushimi Inari. Fu proprio da quel luogo sacro, popolato da statue di volpi guardiane, che Shigeru Miyamoto trasse l’ispirazione per la figura della volpe protagonista. Un dettaglio che racconta quanto le radici culturali giapponesi abbiano influenzato anche i prodotti Nintendo più apparentemente “occidentali” nel gusto.
Tra le chicche più sorprendenti spicca il primato di Star Fox 64, che fu il primo gioco first party Nintendo interamente doppiato. Una cosa che oggi sembra scontata, ma che all’epoca rappresentava un passo enorme. La storia del doppiatore Jim Walker, però, aggiunge una nota amara: Walker abbandonò il ruolo per ragioni etiche, una vicenda che racconta quanto il mondo del doppiaggio videoludico fosse già complesso e pieno di sfumature negli anni Novanta.
Da progetto Rare a capitolo ufficiale della saga
Un altro capitolo affascinante riguarda la genesi di Star Fox Adventures, che nacque come un progetto completamente diverso negli studi di Rare. Il gioco venne poi convertito in extremis, trasformato in un’avventura ambientata nell’universo di Star Fox con una manovra che ancora oggi fa discutere tra gli appassionati. E poi ci sono quei dettagli che fanno sorridere, come l’easter egg di Google legato proprio al barrel roll, che resta attivo dopo oltre un decennio. Basta digitare “do a barrel roll” nella barra di ricerca e la pagina ruota su se stessa: un omaggio piccolo ma duraturo.
Non va dimenticato, infine, che in Europa la saga di Star Fox ha avuto una vita parallela con nomi diversi. Il primo capitolo arrivò come Starwing, mentre il sequel su Nintendo 64 fu ribattezzato Lylat Wars, creando una curiosa frattura nella memoria collettiva dei giocatori europei rispetto a quelli americani e giapponesi. Dieci storie, insomma, che compongono il mosaico di un franchise molto più ricco e stratificato di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Per chi volesse approfondire ancora, Nintendo ha annunciato un remake di Star Fox in arrivo su Nintendo Switch 2, presentato durante un recente Direct dedicato alla nuova console.
