Chi sperava in un cambio di rotta per i Google Pixel sul fronte dei processori dovrà rivedere le proprie aspettative. La strada intrapresa da Google nel 2021, quando con i Pixel 6 venne abbandonata la piattaforma Snapdragon di Qualcomm a favore dei chip Tensor progettati internamente, non sembra destinata a interrompersi. Né quest’anno, né il prossimo. Le ultime indiscrezioni confermano infatti che tanto i Pixel 11 quanto i futuri Pixel 12 continueranno a montare processori della famiglia Tensor, consolidando una scelta che divide da sempre appassionati e addetti ai lavori.
Partiamo da quello che sappiamo su Pixel 11, ormai a pochi mesi dal lancio estivo e già largamente anticipato da una serie di leak piuttosto dettagliati. Il cuore pulsante sarà il Tensor G6, un chip di cui si parla con toni contrastanti: da una parte una CPU che promette prestazioni brillanti, dall’altra una GPU che, stando alle prime valutazioni trapelate, rischia di risultare deludente. Un copione che, purtroppo, non è del tutto nuovo per chi segue l’evoluzione dei processori Google Pixel.
Tensor G7 e Pixel 12: cosa sappiamo finora
Le novità più interessanti riguardano però quello che verrà dopo. Secondo le informazioni condivise da MysticLeaks, lo stesso leaker che ha fornito diversi dettagli sui Pixel 11, anche gli smartphone Google della generazione successiva resteranno fedeli alla famiglia Tensor. Il Tensor G7, questo il nome atteso per il chip dei Pixel 12, avrebbe come nome interno in codice “Lajolla”. Il dettaglio più intrigante? Potrebbe essere realizzato con un processo produttivo a 2nm, un salto generazionale significativo che, almeno sulla carta, potrebbe tradursi in miglioramenti importanti sia in termini di efficienza energetica che di prestazioni pure.
Per ora le informazioni si fermano qui, e va detto che siamo ancora in una fase molto preliminare. Ma il quadro che emerge è abbastanza chiaro nella sua direzione.
Perché Google non torna a Qualcomm
La domanda che molti si pongono è legittima: perché non tornare semplicemente ai chip Qualcomm, che nella fascia alta del mercato offrono oggi prestazioni di riferimento? La risposta sta nelle ragioni strategiche che hanno spinto Google a sviluppare i Tensor fin dall’inizio. Si tratta di una questione di indipendenza tecnologica: progettare i propri processori significa avere il controllo diretto sull’ottimizzazione hardware e software, cucendo il chip su misura per le funzionalità che Google ritiene prioritarie. E poi c’è il fattore economico, perché ridurre la dipendenza da un fornitore esterno consente anche di contenere i costi di produzione nel lungo periodo.
Questo non toglie che il divario con le soluzioni Qualcomm, soprattutto in termini di prestazioni grafiche e gestione delle temperature, resti un punto dolente che gli utenti percepiscono chiaramente. La speranza, per chi sceglie i Google Pixel, è che questo gap possa assottigliarsi in fretta, magari proprio a partire dal passaggio a un nodo produttivo più avanzato come quello a 2nm previsto per il Tensor G7.
