Se qualcuno pensava che Reacher fosse il ruolo più duro mai affrontato da Alan Ritchson, è arrivato il momento di ricredersi. Il primo teaser di Motor City è appena uscito e racconta tutt’altra storia: una storia di vendetta feroce, ambientata nella Detroit degli anni Settanta, con pochissime parole e una quantità impressionante di violenza. Ed è proprio questo che rende il progetto così interessante.
Ritchson, ormai diventato uno dei volti più riconoscibili del cinema d’azione contemporaneo, dopo il successo globale della serie Reacher e la sua recente incursione nella fantascienza su Netflix, compie un salto che lo avvicina al territorio occupato un tempo da leggende come Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger. Motor City, diretta da Potsy Ponciroli, sembra voler portare il genere in una direzione cruda e viscerale, dove contano i fatti e non le chiacchiere. Letteralmente.
La trama è tanto semplice quanto efficace. Miller, il personaggio interpretato da Alan Ritchson, finisce vittima di una trappola architettata dal boss della droga Reynolds, a cui dà volto Ben Foster, e dal poliziotto corrotto Savick, interpretato da Pablo Schreiber. Gli piazzano addosso della droga e lo sbattono in prigione per anni. Intanto Sophia, il grande amore di Miller e personaggio affidato a Shailene Woodley, torna tra le braccia di Reynolds, rendendo la caduta del protagonista ancora più devastante. Ma Miller non è tipo da accettare il destino che altri hanno scritto per lui. Quando finalmente riconquista la libertà, parte una crociata personale alimentata dalla rabbia pura.
Cinque battute in tutto il film: la scommessa radicale di Motor City
Quello che colpisce davvero del teaser non è solo la brutalità delle sequenze d’azione, gli inseguimenti o gli scontri fisici. È un dettaglio narrativo che cambia completamente la prospettiva: Motor City contiene appena cinque battute di dialogo nell’intera durata del film. Tutto il resto è affidato alle immagini, all’azione e all’espressività fisica degli attori. Una scelta artistica che nel panorama del cinema commerciale attuale suona quasi provocatoria, e che richiama quei protagonisti silenziosi e letali che hanno dominato il cinema d’azione degli anni Ottanta.
Per Alan Ritchson, questo progetto segna un cambio di registro importante. Chi era abituato al tono più scanzonato e carismatico visto nelle serie e nei film precedenti troverà qui un personaggio completamente diverso: secco, taciturno, brutale. L’ispirazione dichiarata sembra arrivare da figure iconiche come Rambo o Terminator. Una faceta nuova che potrebbe consolidare definitivamente Ritchson tra i grandi riferimenti moderni del genere action.
