La vicenda legale che coinvolge TIM, DAZN e Sky Italia sui diritti TV della Serie A del triennio 2021 2024 ha preso una piega decisamente pesante. Sky ha infatti chiesto un risarcimento danni che può arrivare fino a 1,9 miliardi di euro, e l’amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, ha deciso di commentare pubblicamente la questione durante la conference call sui risultati del primo trimestre 2026, tenutasi il 7 maggio 2026.
Ma facciamo un passo indietro per capire come si è arrivati a questo punto. A giugno 2023 l’AGCM aveva accertato un’intesa restrittiva della concorrenza tra TIM e DAZN relativa ai diritti TV della Serie A maschile per il triennio 2021 2024, in violazione dell’Articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. In pratica, grazie a un accordo chiamato “Deal Memo”, TIM aveva messo in commercio un’offerta in bundle (TIMVISION più DAZN più connettività) che secondo l’Antitrust non era replicabile dai concorrenti.
Le sanzioni comminate all’epoca ammontavano a 760.776,82 euro per TIM e 7.240.250,84 euro per DAZN. Il TAR del Lazio, con sentenza pubblicata l’11 maggio 2024, aveva confermato la decisione dell’Antitrust, pur accogliendo parzialmente i ricorsi di Sky Italia e Fastweb sulla durata dell’infrazione. A seguito di un nuovo procedimento conclusosi a inizio 2026, la sanzione a DAZN è stata ridotta a 3.673.716,63 euro, mentre quella di TIM è rimasta invariata.
Le richieste economiche di Sky Italia al Tribunale di Milano
Ora però la partita si è spostata su un terreno completamente diverso. Tramite un atto di citazione notificato a TIM il 25 marzo 2026 presso il Tribunale di Milano, Sky Italia e Sky Limited hanno chiesto la condanna in solido di TIM e DAZN al risarcimento dei danni che Sky sostiene di aver subito. L’accusa è chiara. l’accordo tra TIM e DAZN avrebbe avuto lo scopo di Escludere Sky dal mercato e danneggiare la sua base clienti. La richiesta complessiva, eventualmente da suddividere tra i due soggetti, si colloca tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro.
Nel dettaglio, si parla di un lucro cessante di 1,076 miliardi di euro per perdita di profitti operativi, a cui si aggiungono 499 milioni di euro di interessi, oltre a un danno emergente stimato tra 280 e 380 milioni di euro per il presunto deprezzamento del marchio. TIM ha specificato che queste quantificazioni si basano su perizie economiche di parte e secretate. Le udienze chiave sono previste per l’ultimo trimestre del 2026.
La risposta di Labriola: “Non stavamo chiudendo il mercato”
Pietro Labriola non si è tirato indietro. Durante la sessione di domande e risposte della conference call del 7 maggio 2026, ha esordito con una battuta. Ha ricordato che Sky ha rinnovato i diritti della Formula 1 in Italia fino al 2032, aggiungendo ironicamente che forse serviranno più soldi per finanziare quell’operazione. Poi è passato alla sostanza.
L’AD di TIM ha sottolineato come l’esclusiva con DAZN riguardasse soltanto il bundle con le telco. Chi era cliente di WINDTRE, Vodafone, Fastweb o della stessa Sky poteva tranquillamente sottoscrivere l’offerta DAZN direttamente sul sito della piattaforma. Nessuna chiusura del mercato, insomma. Ha poi ricordato che nel 2021 TIM era verticalmente integrata e, a livello regolatorio, era obbligata a un’analisi dei prezzi ex ante che le impediva di fare dumping. Non era possibile, ha spiegato, sussidiare la connettività con i contenuti o viceversa. Labriola ha chiuso dichiarando di voler affrontare questi contenziosi nelle sedi giudiziarie appropriate e non in pubblico, criticando chi tratta queste vicende come se fossero argomento da reality show.
