Il periodo che sta attraversando OnePlus è tutto fuorché sereno. Da mesi ormai si rincorrono voci e qualche comunicazione ufficiale che puntano tutte nella stessa direzione: una ritirata graduale, silenziosa ma piuttosto evidente dal mercato internazionale. E nel mezzo di questo scenario già poco rassicurante, il lancio di Nord CE6 sembra confermare che qualcosa non funziona più come dovrebbe. Il punto critico, questa volta, riguarda il supporto software garantito al dispositivo, che risulta nettamente ridimensionato rispetto a quanto offerto dal modello precedente.
La questione non è banale, anche perché OnePlus non ha reso le cose particolarmente facili da capire. Chi si limita a leggere i materiali promozionali trova la promessa di un’esperienza software “veloce e fluida” per 6 anni. Suona bene, certo. Peccato che questa formulazione non significhi affatto che lo smartphone riceverà aggiornamenti costanti per tutto quel periodo. A scavare un po’ più a fondo, infatti, viene fuori che Nord CE6 potrà contare su appena due major update del sistema operativo. Partendo da Android 16, il dispositivo si fermerà quindi ad Android 18. Fine della corsa.
Il confronto impietoso con Nord CE5
Quello che rende la situazione ancora più difficile da digerire è il confronto diretto con il predecessore. Nord CE5, uscito un anno prima con Android 15, ha dalla sua ben quattro aggiornamenti maggiori promessi, il che significa che arriverà fino ad Android 19. Uno smartphone più vecchio che finirà il proprio ciclo di vita software con una versione di Android più recente rispetto al modello che lo ha sostituito. È un paradosso abbastanza clamoroso, e la dice lunga sulla direzione che l’azienda sta prendendo.
Il nodo più fastidioso di tutta la faccenda è probabilmente la comunicazione di OnePlus. L’azienda non è stata trasparente, e questo è un eufemismo. I messaggi rivolti alla community negli ultimi tempi sono stati rarefatti, vaghi e sistematicamente ambigui. Non proprio il modo migliore per gestire una fase così delicata, soprattutto quando si chiede ai propri utenti di continuare a riporre fiducia nel brand. Parlare di sei anni di supporto nel materiale di marketing quando nella sostanza si tratta di due aggiornamenti maggiori e poi patch di sicurezza è una strategia che rischia di generare più frustrazione che fidelizzazione.
