La crisi dei chip di memoria non accenna a rallentare, anzi. Le ultime proiezioni pubblicate da TrendForce tratteggiano uno scenario ancora più pesante per i prossimi mesi, con aumenti di prezzo sulla DRAM destinata ai dispositivi mobili che farebbero impallidire quelli già registrati nei mesi scorsi. E no, non si parla di ritocchi marginali.
Secondo gli analisti, i prezzi della DRAM per il comparto mobile potrebbero crescere tra il 93% e il 98% su base trimestrale nel secondo trimestre del 2026. Numeri impressionanti, che arrivano dopo un primo trimestre già segnato da rincari tra il 58% e il 63% per la LPDDR5X, la tipologia più avanzata oggi sul mercato. Per dare un’idea concreta di cosa significhi tutto questo: il costo al gigabyte della LPDDR5 potrebbe passare da circa 9 euro a quasi 19 euro. Alcuni produttori, stando alle informazioni disponibili, starebbero già siglando accordi di fornitura a lungo termine con prezzi fino a circa 20 euro per gigabyte.
Se si guarda al quadro complessivo, rispetto all’inizio del 2025 i costi risultano già triplicati. E secondo TrendForce non si intravedono segnali di stabilizzazione prima della fine del 2027. Per capire l’impatto reale basta fare due conti: 8 GB di RAM oggi costano al produttore circa 150 euro, mentre per 12 GB si arriva a circa 225 euro. Appena un anno fa, a parità di tecnologia, le cifre erano rispettivamente intorno ai 47 e ai 75 euro. Parliamo di 95/150 euro in più che, almeno in parte, finiranno inevitabilmente sulle spalle di chi compra.
Perché sta succedendo e chi ci rimette di più
Alla radice di questa dinamica c’è la crescente domanda legata all’intelligenza artificiale. I tre colossi globali della produzione di DRAM, cioè Samsung, SK Hynix e Micron, stanno spostando gran parte della loro capacità produttiva verso le memorie ad alta larghezza di banda (HBM), componenti fondamentali per i data center e gli acceleratori AI. Si tratta di prodotti decisamente più redditizi, che però sottraggono risorse alla produzione di memoria destinata agli smartphone. A conferma di questa tendenza, proprio di recente Samsung ha ufficializzato lo stop alla produzione di chip LPDDR4 e LPDDR4X.
Il risultato è una pressione crescente sull’intero settore mobile: i produttori si trovano a competere per una disponibilità di DRAM tradizionale sempre più limitata. E la crisi chip colpisce con intensità diversa a seconda del segmento di mercato.
Fascia bassa sotto scacco, nessun brand al riparo
L’impatto più evidente si concentra nella fascia economica. Già a fine 2025 TrendForce segnalava la possibilità concreta di un ritorno a dispositivi con soli 4 GB di RAM nel corso del 2026, una scelta che i produttori potrebbero essere costretti a fare per tenere sotto controllo i prezzi al pubblico. Nessun marchio è del tutto immune, Apple compresa, ma sono soprattutto gli smartphone Android più economici a pagare il prezzo più alto di questa situazione.
