Il bollo auto nel 2026 resta una di quelle voci di spesa che nessuno ama, ma che puntualmente torna a bussare alla porta. Eppure, rispetto a qualche anno fa, la situazione si è fatta decisamente più articolata. Tra veicoli elettrici, ibridi, auto d’epoca, agevolazioni per disabili e bonus decisi a livello locale, capirci qualcosa non è proprio immediato. Il problema vero è duplice: da una parte si rischia di pagare più del dovuto, dall’altra si può credere di avere diritto a uno sconto che nella pratica non esiste. Per evitare brutte sorprese, serve fare attenzione alle differenze tra le regole valide su tutto il territorio nazionale e quelle stabilite dalle singole regioni, verificando sempre la propria situazione attraverso i canali ufficiali.
Partiamo dal punto più chiaro. Le auto elettriche rappresentano la categoria che gode del vantaggio più netto: a livello nazionale, chi possiede un veicolo a trazione esclusivamente elettrica non paga il bollo auto per i primi cinque anni dall’immatricolazione. Trascorso questo periodo, in molte regioni si applica una tassazione ridotta al 25% rispetto all’importo ordinario. Un bel risparmio, che si inserisce nella logica della transizione ecologica e della diffusione di veicoli a basse emissioni.
Per le auto ibride, invece, il quadro è molto più frammentato. Non esiste una disciplina nazionale uniforme, e tutto dipende dalla regione o dalla provincia autonoma in cui si risiede. Alcune premiano l’ibrido full, altre il plug-in, altre ancora il mild hybrid. In certi territori le agevolazioni valgono solo nei primi anni, in altri sono legate alla potenza del veicolo o alla combinazione tra motore termico ed elettrico. Insomma, due auto ibride identiche possono avere un destino fiscale completamente diverso a seconda di dove si trovano.
Un discorso a parte meritano le agevolazioni per disabili. Chi rientra in determinate categorie di disabilità grave può ottenere l’esenzione totale dal bollo auto, anche su veicoli non elettrici. Dal 2025, il limite per accedere a questa agevolazione non è più espresso in cilindrata ma in potenza: il tetto è fissato a 185 kW, indipendentemente dal tipo di alimentazione. Il beneficio vale per un solo veicolo e non si applica in caso di cointestazione, un dettaglio che può fare la differenza nella scelta del mezzo da intestare. La domanda, nelle regioni convenzionate, va presentata entro 90 giorni dalla scadenza del pagamento del bollo, con efficacia generalmente dall’annualità successiva.
Auto storiche e ultraventennali: cosa cambia nel 2026
Per i veicoli storici e ultraventennali, nel 2026 non esiste più un automatismo nazionale che azzeri il bollo al raggiungimento di una certa età. Eventuali esenzioni o riduzioni dipendono esclusivamente dalle disposizioni regionali e, molto spesso, dall’iscrizione del veicolo a registri storici riconosciuti come l’ASI. Due auto con la stessa anzianità possono quindi essere trattate in modo diverso a seconda della regione di residenza del proprietario.
Alcune regioni prevedono un bollo ridotto, altre una tassa di circolazione forfettaria dovuta solo se il veicolo viene effettivamente utilizzato su strada. La scelta tra mantenere un’auto ultraventennale come mezzo quotidiano o come pezzo da collezione incide direttamente sul carico fiscale. C’è poi un aspetto interessante: un’auto storica dotata di motore moderno e basse emissioni può risultare fiscalmente più vantaggiosa rispetto a un modello più vecchio e inquinante, anche se hanno la stessa età. In Lombardia, per esempio, esistono regole specifiche per le auto storiche iscritte a registri, con effetti diretti sia sul bollo sia sulla circolazione nelle aree soggette a limitazioni.
Perché due auto uguali pagano un bollo diverso e come verificare la propria situazione
La risposta sta nella natura stessa della tassa automobilistica, definita come tributo regionale di possesso. Ogni regione e provincia autonoma può stabilire proprie esenzioni, riduzioni e maggiorazioni. Un caso concreto arriva dalla Campania, dove la legge regionale 24/2023 riconosce l’esenzione dal bollo auto per più annualità alle autovetture Euro 6 e superiori fino a 100 kW immatricolate dal 1° gennaio 2024, a condizione di rottamare contestualmente un’auto da Euro 0 a Euro 4. Questa agevolazione, di almeno un anno secondo i dati disponibili, non si applica a veicoli identici immatricolati senza rottamazione o in altre regioni.
Le differenze territoriali toccano anche le politiche verso elettriche e ibride, le agevolazioni per disabili e le auto storiche. Alcune regioni estendono l’esenzione oltre i cinque anni per le elettriche, altre concentrano gli sconti su categorie professionali o flotte aziendali a basso impatto ambientale. Per orientarsi, il portale ACI mette a disposizione uno strumento online di calcolo che, inserendo la targa e selezionando il tipo di pagamento, restituisce l’importo dovuto o segnala automaticamente eventuali esenzioni o riduzioni applicabili. Se il risultato non riflette un’agevolazione che dovrebbe essere attiva, è opportuno rivolgersi agli uffici ACI territoriali o alla propria regione per chiarimenti e, se necessario, per integrare la documentazione.
