Chi prova ad accedere oggi a Project Mariner si trova davanti una pagina nera, quasi listata a lutto. Il progetto di Google DeepMind che ambiva a rivoluzionare il modo in cui navighiamo il web ha chiuso i battenti il 4 maggio 2026, dopo appena 17 mesi di vita. Una parabola brevissima per un esperimento che, sulla carta, sembrava avere tutte le carte in regola per cambiare le cose.
Project Mariner era un prototipo di ricerca presentato per la prima volta a dicembre 2024, insieme a Gemini 2.0. Funzionava come estensione di Chrome ed era pensato per interpretare tutto ciò che compariva sullo schermo: testi, immagini, moduli, porzioni di codice. Non si limitava però a leggere. Era anche un agente vero e proprio, capace di pianificare una serie di azioni e portarle a termine in autonomia. Parliamo di operazioni come inserire prodotti nel carrello di un negozio online, prenotare un hotel o un volo, compilare moduli oppure raccogliere informazioni da più siti contemporaneamente. Per riuscirci, il sistema effettuava degli screenshot delle pagine e li analizzava tramite il riconoscimento delle immagini.
Perché Google ha deciso di chiudere il progetto
Il problema fondamentale era uno: le risorse necessarie per far girare tutto questo erano enormi. E in una fase storica in cui l’efficienza è diventata il punto di riferimento nello sviluppo di modelli e agenti di intelligenza artificiale, un approccio così dispendioso faticava a reggere. L’elevato consumo di risorse si traduceva anche in scarsa precisione e affidabilità, due qualità che diventano assolutamente centrali quando si chiede all’intelligenza artificiale di compiere azioni al posto nostro, magari con dati personali o transazioni economiche di mezzo.
Nel frattempo, il panorama competitivo è cambiato rapidamente. Strumenti agentici come OpenClaw e Claude Code hanno dimostrato capacità superiori, arrivando a modificare file e scrivere codice complesso. Project Mariner, per quanto innovativo nella sua concezione, si è trovato superato da soluzioni più evolute e più efficienti. E quando la concorrenza corre così veloce, restare fermi equivale a restare indietro.
Le funzioni di Project Mariner sopravvivono dentro Gemini Agent
La buona notizia è che non tutto finisce nel cestino. Google ha deciso di non buttare via il lavoro fatto e ha scelto di integrare le funzionalità di Project Mariner all’interno di altri strumenti, a partire da Gemini Agent. Di fatto, quest’ultimo ne assorbe tutte le capacità, mettendole a disposizione di un agente più flessibile, più completo e, si spera, anche più affidabile.
La vera sfida per Google adesso è duplice. Da una parte, rendere queste funzioni davvero stabili e precise, eliminando quei problemi di affidabilità che hanno segnato l’esperienza di Project Mariner. Dall’altra, convincere gli utenti a fidarsi abbastanza da delegare a Gemini Agent alcuni dei propri compiti quotidiani. Perché la tecnologia può anche funzionare alla perfezione, ma se le persone non si sentono a proprio agio nel lasciare che un agente navighi, prenoti e compili al posto loro, il risultato non cambia granché.
