La presunta invasione di pavoni a Punta Marina, località balneare del ravennate in Emilia Romagna, sta facendo discutere parecchio. Urlano, sporcano, danneggiano automobili e tetti, e qualcuno sostiene che possano persino provocare incidenti stradali. Queste sono le accuse mosse da alcuni cittadini esasperati, secondo cui quelli che un tempo erano considerati eleganti attrazioni turistiche si sarebbero trasformati in un vero e proprio incubo. Ma è davvero così grave la situazione? Per fare un po’ di chiarezza sulla questione, il biologo e giornalista Marco Ferrari ha spiegato cosa sta probabilmente accadendo dal punto di vista della biologia di questi pennuti.
Partiamo da una domanda che in molti si fanno, i pavoni possono essere considerati animali pericolosi o addirittura “infestanti”? Secondo Ferrari, la risposta è piuttosto netta. In linea generale, no. Bisogna fare un po’ di attenzione, soprattutto con gli esemplari maschi che sono piuttosto pesanti, e in teoria potrebbero causare qualche problema alle automobili, ma nulla di paragonabile a uno scontro con un cinghiale o un cervo. Quanto al termine “infestanti”, Ferrari chiarisce che si tratta di una parola che indica qualcosa di molto più impattante su ecosistema e ambiente. Poi certo, gli abitanti possono percepirli come tali perché arrecano fastidio, e questo è comprensibile. Per le loro dimensioni, inoltre, sono animali che possono assumere comportamenti difensivi, aggredendo col becco quando vengono disturbati.
Pavoni a Punta Marina: escrementi acidi e la storia dei comignoli
C’è poi la questione pratica dei danni concreti. Ferrari non gira troppo intorno alla cosa: senza voler sminuire la natura nobile del pavone, si tratta sostanzialmente di grossi polli i cui escrementi sono particolarmente acidi e impattanti. Se ce ne sono molti e frequentano, ad esempio, i giardini delle scuole, il problema diventa reale. Sulla faccenda dei comignoli, cioè l’idea che i pavoni vedano il proprio riflesso e cerchino di aggredirlo, Ferrari si mostra poco convinto. Nonostante non siano animali particolarmente intelligenti, gli sembra una spiegazione piuttosto bizzarra. Potrebbe darsi che lo facciano per altre ragioni, magari semplicemente perché il riflesso li infastidisce in modo istintivo.
E la famosa invasione di pavoni è legata a un periodo specifico in cui il numero sarebbe effettivamente esploso? Anche qui, Ferrari è categorico. No, assolutamente no. Questo è un periodo in cui probabilmente i maschi sono in corteggiamento e quindi emettono quel grido particolarmente forte e riconoscibile. Ma dato che il pavone è un uccello grosso, la crescita della popolazione non avviene da un giorno all’altro, bensì nel giro di qualche anno. La sua ipotesi è che all’inizio i pavoni siano stati visti come una curiosità, e poi man mano che il numero cresceva abbiano iniziato a frequentare strade, giardini e tetti, cominciando ad avere un impatto più evidente sulla vita della cittadina. Il rumore e il viavai dei maschi in cerca di femmine probabilmente c’erano anche negli anni scorsi, ma quest’anno l’impatto è stato percepito come maggiore. Non tanto, però, da poter parlare di una vera e propria esplosione demografica.
Cosa si potrebbe fare concretamente
Guardando alla situazione di Punta Marina e alla reazione degli abitanti, anche se sono pochi quelli che si lamentano apertamente, Ferrari ritiene opportuno procedere con un censimento dei pavoni, catturarli e inserirli in aree protette, fattorie o parchi zoo che possano accoglierli. Nel frattempo, il consiglio è quello di non irritare gli animali, per non esasperare ulteriormente sia loro che i cittadini. Un ultimo punto importante: non bisogna mai dare da mangiare a qualsiasi animale selvatico, che si tratti di anatre, piccioni o pavoni. Oltre a non sapere se un alimento potrebbe risultare tossico, gli animali potrebbero abituarsi e continuare a richiedere cibo, peggiorando la convivenza con le persone.
