Neuralink ha alzato ulteriormente l’asticella. L’azienda di Elon Musk ha presentato un nuovo robot chirurgico pensato per impiantare i suoi chip cerebrali nel modo più preciso e sicuro possibile, superando di fatto ciò che anche il miglior chirurgo potrebbe fare a mano. E non si tratta di un semplice aggiornamento: il nuovo macchinario cambia radicalmente l’approccio all’intera procedura di installazione dell’interfaccia neurale chiamata Link.
Come funziona il nuovo robot chirurgico di Neuralink
Il nodo centrale sta tutto nelle dimensioni dei filamenti che compongono l’interfaccia Link. Parliamo di fili più sottili di un capello umano, che devono essere posizionati nel tessuto cerebrale senza toccare i vasi sanguigni. Una roba che richiede una delicatezza fuori scala. Per affrontare questa sfida, il nuovo robot di Neuralink utilizza un sistema a cinque assi e un braccio dal design più compatto rispetto alle versioni precedenti. A bordo ci sono anche otto telecamere e scanner a tomografia a coerenza ottica, che permettono di mappare il tessuto cerebrale in tempo reale durante l’operazione.
C’è poi un’altra novità che merita attenzione: la gestione della dura madre, cioè quella membrana esterna e resistente che avvolge il cervello. Fino a poco tempo fa andava rimossa chirurgicamente, ora invece il robot riesce a perforarla direttamente. Questo accorgimento riduce il rischio di infezioni e accorcia i tempi dell’intervento. Tanto che si inizia già a parlare della possibilità di trasformare il tutto in una procedura ambulatoriale rapida, un po’ come un trattamento laser per gli occhi. Ovviamente i chirurghi umani non spariscono: mantengono un ruolo di supervisione, mentre il robot si occupa delle operazioni ripetitive e ad altissima precisione.
Risultati concreti e sfide ancora aperte per Neuralink
Neuralink non sta lavorando nel vuoto. Finora circa 20 persone hanno ricevuto l’impianto, e i risultati parlano già da soli. Alex Conley, il secondo paziente umano, ha dimostrato di poter pilotare un drone e muovere un braccio robotico usando esclusivamente il pensiero. Noland Arbaugh, il primo partecipante ai test, è diventato celebre per le sue partite a Mario Kart controllate mentalmente. Roba che fino a pochi anni fa stava solo nei film di fantascienza.
L’obiettivo dichiarato è passare dalla fase sperimentale alla produzione di massa, e con una valutazione aziendale che ha toccato i circa 8 miliardi di euro dopo gli ultimi round di investimenti, le risorse per provarci non mancano. Ma non è tutto rose e fiori. Uno dei problemi più seri riguarda la reazione del sistema immunitario cerebrale, che tende a riconoscere l’impianto come un corpo estraneo. Nel tempo si forma un tessuto protettivo attorno agli elettrodi che potrebbe isolarli e indebolire il segnale elettrico. Resta da capire se nel lungo periodo questa criticità possa diventare insormontabile, ma per il momento la ricerca di Neuralink va avanti senza sosta.

