Le piattaforme di food delivery finiscono di nuovo al centro di un caso delicato. L’AGCM, ovvero l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha ufficialmente avviato un’indagine che coinvolge alcune delle società più note del settore delle consegne a domicilio. Nel mirino ci sono quattro realtà: tre appartengono al gruppo Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e la quarta è Deliveroo Italy S.r.l. Le accuse ruotano attorno a presunte pratiche commerciali scorrette legate ai servizi di consegna di cibo a domicilio, un tema che ormai da anni solleva interrogativi profondi su come funzionano davvero queste piattaforme dietro le quinte.
Funzionari dell’Autorità, supportati dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno già effettuato ispezioni nelle sedi aziendali delle società coinvolte. Non si tratta dunque di una semplice segnalazione, ma di un’azione concreta e strutturata che punta a verificare se Glovo e Deliveroo abbiano costruito un’immagine pubblica sostanzialmente alterata. In pratica, il sospetto è che attraverso operazioni di marketing mirate, queste aziende di food delivery si siano presentate ai consumatori come realtà attente a standard etici e di responsabilità sociale che nella realtà non corrisponderebbero al vero.
Rider, algoritmi e condizioni di lavoro: il nodo centrale dell’indagine
Il cuore della questione, com’era prevedibile, riguarda le condizioni di lavoro dei rider e la legalità nella gestione complessiva del rapporto con questi lavoratori. L’AGCM intende approfondire anche il modello operativo delle piattaforme e, aspetto particolarmente significativo, il funzionamento dell’algoritmo utilizzato per assegnare le consegne. Quel meccanismo automatizzato, infatti, determina in modo diretto i guadagni dei rider, e capire se sia gestito in modo trasparente e corretto è una delle domande chiave dell’intera indagine.
Non è la prima volta che le società del gruppo Glovo si trovano a fare i conti con le autorità italiane. Un paio di anni fa, il Garante per la protezione dei dati personali aveva inflitto una sanzione da 5 milioni di euro proprio a Foodinho, una delle tre società del gruppo oggi nuovamente sotto indagine. In quel caso era stato accertato un trattamento illecito dei dati personali di oltre 35.000 rider: venivano geolocalizzati anche al di fuori dell’orario di lavoro, e le informazioni sulla loro posizione venivano inviate a società terze senza che i diretti interessati ne fossero minimamente al corrente.
