Le due realtà più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale enterprise hanno deciso di muoversi quasi in simultanea, e la cosa non è passata inosservata. Sia OpenAI che Anthropic hanno avviato ciascuna una propria joint venture pensata per accelerare la distribuzione di servizi AI avanzati nel mondo aziendale, coinvolgendo partner finanziari di primissimo piano. Due operazioni distinte, ma con una filosofia praticamente identica: mettere insieme i capitali di Wall Street e la tecnologia dei laboratori di intelligenza artificiale per creare un canale diretto verso le imprese.
Partiamo da Anthropic. Tra i fondatori della sua joint venture ci sono nomi come Blackstone, Hellman & Friedman e Goldman Sachs, affiancati da una serie di fondi di peso: Apollo Global Management, General Atlantic, GIC, Leonard Green & Partners e Sequoia Capital. Secondo stime ufficiose, il valore complessivo dell’operazione si aggira intorno a 1,3 miliardi di euro. Come capitale iniziale, Anthropic, Blackstone e Hellman & Friedman investiranno ciascuna circa 265 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è creare un canale commerciale diretto per portare le soluzioni basate su Claude nelle aziende, facendo leva sulle reti e sui portafogli dei grandi investitori coinvolti.
OpenAI, dal canto suo, ha alzato ancora di più l’asticella. La sua joint venture raccoglie circa 3,5 miliardi di euro da 19 investitori, con una valutazione complessiva che sfiora i 9 miliardi di euro. Tra i nomi che saltano all’occhio figurano TPG, Brookfield Asset Management, Advent International e Bain Capital. La finalità è sostanzialmente la stessa: raccogliere capitali da fondi alternativi per spingere l’adozione dell’AI enterprise, offrendo in cambio agli investitori un accesso privilegiato alle soluzioni sviluppate. E qui c’è già un nome ufficiale: “The Development Company”.
Un approccio su misura, non piattaforme standardizzate
Quello che rende queste iniziative particolarmente interessanti è il modello operativo che entrambe sembrano voler adottare. Niente piattaforme preconfezionate calate dall’alto. L’idea è un approccio molto più diretto con i clienti, dove le aziende si interfacciano direttamente con i team di sviluppatori per integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi operativi. Si parla quindi di soluzioni costruite su misura, adattate ai flussi di lavoro reali, piuttosto che prodotti standardizzati che spesso non rispondono del tutto alle esigenze specifiche di ogni realtà aziendale. Un metodo che ricorda molto quello reso popolare da Palantir, e che evidentemente sta tornando di grande attualità.
La corsa ai capitali non si ferma
Queste joint venture si inseriscono in una fase della corsa all’intelligenza artificiale caratterizzata da una competizione sempre più serrata e da raccolte di capitale che non hanno precedenti. OpenAI ha recentemente annunciato nuovi finanziamenti per circa 108 miliardi di euro, mentre Anthropic sarebbe nelle fasi finali di un round da circa 44 miliardi di euro. Come se tutto questo non bastasse, entrambe le società stanno lavorando per quotarsi in borsa: sia OpenAI che Anthropic potrebbero lanciare la propria IPO entro la fine dell’anno.
