La corsa all’intelligenza artificiale si racconta spesso partendo dai modelli, dalle applicazioni, dalle promesse di automazione. Ma sotto tutto questo c’è uno strato meno appariscente e molto più difficile da sostituire, l’hardware. Senza chip avanzati, addestrare modelli enormi, distribuirli su larga scala e competere in prima linea diventa un’impresa complicata. Ed è proprio per questo che i chip NVIDIA continuano a occupare un ruolo centrale nella rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. La domanda ormai non è più soltanto chi sviluppa la migliore IA, ma chi riesce ad accedere per primo ai processori più potenti.
Questa settimana, durante la Milken Institute Global Conference a Los Angeles, un forum che ha riunito banchieri, investitori, politici e dirigenti a Beverly Hills, Jensen Huang è stato interpellato su una questione particolarmente delicata. Ovvero la Cina dovrebbe avere accesso ai chip “più recenti e migliori” di NVIDIA? La risposta è stata tanto breve quanto netta: “No”. Il CEO ha poi aggiunto che la compagnia sostiene il principio secondo cui gli Stati Uniti debbano avere “i primi, i più numerosi e i migliori” chip. Una frase che riassume piuttosto bene l’equilibrio che NVIDIA sta cercando di difendere.
La posizione di NVIDIA: vendere sì, ma non il top di gamma
La posizione di Huang non prevede di tagliare la Cina fuori dal circuito commerciale. Almeno non del tutto. Il CEO ha difeso l’idea che le aziende americane di semiconduttori continuino a competere sui mercati globali, incluso quello cinese, perché anche questo rafforza gli Stati Uniti. Secondo Huang, aumentare le esportazioni aiuta a far crescere il gettito fiscale, a migliorare la sicurezza economica e a contribuire alla sicurezza nazionale. Il messaggio, quindi, ha due livelli: prima la leadership tecnologica, poi la presenza commerciale sotto controllo.
Non tutti i chip NVIDIA occupano lo stesso posto in questa discussione. L’H200, per esempio, è un processore IA di fascia alta e si colloca un gradino sopra l’H20. Ovvero il chip che la compagnia ha progettato specificamente per la Cina dopo le restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti. Ma l’accordo annunciato da Donald Trump a dicembre non includeva né la famiglia Blackwell né i prodotti Rubin di prossima generazione. Due linee che rappresentano il livello più avanzato della roadmap di NVIDIA.
Trump aveva dichiarato a dicembre che avrebbe permesso la vendita degli H200 a clienti “approvati” in Cina, a condizione che il governo statunitense ricevesse il 25% dei ricavi generati. La compagnia ha ottenuto quest’anno l’autorizzazione ufficiale all’esportazione, e Huang ha assicurato a marzo che NVIDIA aveva già ricevuto ordini da “molti clienti” cinesi. Questo però non significa che sia tutto risolto: la spedizione finale dipenderà anche dal fatto che Pechino consenta quelle vendite e in quali quantità.
Il collo di bottiglia non è solo politico
C’è anche una spiegazione industriale dietro l’assenza di spedizioni recenti. La famiglia Hopper e quella Blackwell vengono prodotte nelle stesse fabbriche e sulle stesse linee di produzione compatibili con i nodi N4/N5 di TSMC, una capacità che non è infinita. Se questa lettura è corretta, NVIDIA avrebbe motivi concreti per riservare più produzione a Blackwell. Una famiglia più avanzata e costosa, soprattutto per i clienti americani, piuttosto che utilizzare parte di quella capacità per spedire H200 verso la Cina con una commissione del 25% al governo statunitense. Secondo questa interpretazione, l’arrivo della famiglia Rubin su processo N3 potrebbe liberare margine produttivo più avanti.
Trump ha dichiarato che visiterà Pechino questo mese e che le questioni commerciali potrebbero finire sul tavolo durante il suo incontro con Xi Jinping. In questo contesto, le parole di Huang non suonano come una semplice riflessione aziendale, ma come un modo per piantare una bandierina in un dibattito che va ben oltre NVIDIA. La disputa non ruota soltanto attorno a quale chip sia più potente, ma attorno a chi vi accede per primo, sotto quali condizioni e con quale margine per non restare indietro.
