Il riconoscimento facciale sugli smartphone Android è sempre stato un po’ il fratello minore rispetto al Face ID di Apple. Funziona, certo, ma nella maggior parte dei casi non viene considerato abbastanza sicuro o affidabile. Ora però c’è qualcosa di nuovo all’orizzonte, e potrebbe davvero cambiare le regole del gioco: si chiama Polar ID, ed è una tecnologia sviluppata da un’azienda chiamata Metalenz che promette di portare uno sblocco facciale avanzato sugli smartphone Android, con un dettaglio non da poco. Niente notch, niente fori, niente moduli visibili. Tutto nascosto sotto il pannello OLED, come se non esistesse.
L’idea è tanto semplice da spiegare quanto complessa da realizzare. Polar ID si basa su una lente piatta dotata di nanostrutture microscopiche, capace di manipolare la luce e indirizzarla verso i sensori occupando una frazione dello spazio richiesto dai moduli tradizionali. Ma la parte davvero interessante non è la miniaturizzazione in sé: è la capacità del sistema di raccogliere dati di polarizzazione. In pratica, Polar ID analizza il modo in cui la luce rimbalza sulle superfici e riesce a capire se davanti al sensore c’è un volto reale oppure una replica, tipo una maschera 3D in silicone. Un livello di sicurezza che si avvicina parecchio a quello offerto da Apple con Face ID, ma senza dover sacrificare nulla nel design frontale del dispositivo.
Quando arriverà sul mercato e cosa cambia rispetto a oggi
Metalenz lavora a questo progetto ormai da diversi anni, forte anche di un accordo siglato con Qualcomm. E sembra che la tecnologia sia finalmente matura: i primi smartphone Android equipaggiati con Polar ID potrebbero arrivare già nel 2027, anche se per vedere i moduli completamente integrati sotto il pannello OLED bisognerà probabilmente aspettare il 2028. Tempi non brevissimi, ma comunque concreti.
C’è poi un altro aspetto che rende Polar ID particolarmente interessante. A differenza dello sblocco facciale presente ad esempio sui Google Pixel, questo sistema funziona anche al buio, senza bisogno di luce ambientale per leggere i dati del volto. E il fatto che i componenti siano posizionati sotto il display non causa perdita di qualità nei dati raccolti, a differenza di quanto succede con le fotocamere sotto al pannello, dove il risultato è spesso compromesso. I dati di polarizzazione, a quanto pare, restano affidabili anche in quella configurazione.
Google e il misterioso Project Toscana
A proposito di Google, da tempo circolano voci su uno sblocco facciale sotto al display che avrebbe dovuto debuttare su Google Pixel 11 nei prossimi mesi. Il progetto, conosciuto internamente come Project Toscana, però non farà la sua comparsa quest’anno: la tecnologia viene considerata ancora troppo acerba per un lancio commerciale.
Non è chiaro se il ritardo di Google abbia un legame diretto con Metalenz e con lo sviluppo di Polar ID. Quello che è certo è che una tecnologia concreta, testata e potenzialmente pronta per la commercializzazione esiste già, e il suo arrivo sugli smartphone Android rappresenterebbe un salto in avanti significativo per tutto l’ecosistema. Il fatto che Polar ID riesca a combinare sicurezza avanzata, funzionamento al buio e totale invisibilità dell’hardware sotto il display lo rende, almeno sulla carta, il candidato più credibile per colmare quel divario con Face ID di Apple che dura ormai da anni.
