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Sogni: cosa rivelano davvero su di noi secondo uno studio italiano

I sogni riflettono personalità, emozioni e vissuti quotidiani: una ricerca italiana svela i meccanismi che plasmano le immagini notturne.

scritto da Denis Dosi 05/05/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Sogni: cosa rivelano davvero su di noi secondo uno studio italiano
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Capire cosa succede quando si sogna, da dove arrivano quelle immagini e perché proprio quelle, è una di quelle domande che affascinano da sempre. Uno studio italiano pubblicato sulle pagine di Communication Psychology ha provato a rispondere in modo rigoroso, analizzando i sogni di quasi 300 persone e incrociando una quantità impressionante di dati. Il team, guidato da Valentina Elce della Scuola Imt Alti Studi Lucca, non si è concentrato sull’interpretazione dei sogni in senso classico, ma ha cercato di capire quali fattori, personali e ambientali, ne plasmano il contenuto. Il quadro che ne esce fuori è affascinante: i sogni sono un po’ il riflesso di quello che siamo e un po’ di quello che viviamo.

La strategia adottata dal gruppo di ricerca è stata piuttosto articolata. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare questionari pensati per misurare la tendenza al mind-wandering, i livelli di ansia e la vividezza dell’immaginario mentale. Parallelamente, sono stati raccolti dati legati al sonno vero e proprio: quantità, sonnolenza, propensione a sognare. Una serie di test ha poi valutato le abilità cognitive dei soggetti, dalla memoria alle capacità linguistiche. Non solo: una volta al giorno, durante la veglia, i partecipanti registravano con un registratore ciò a cui stavano pensando nei 15 minuti precedenti. E al risveglio dovevano annotare quanto sognato, comprese quelle sensazioni vaghe lasciate da un sogno che sfugge alla memoria. Per un sottocampione, il monitoraggio ha incluso anche la registrazione dei movimenti nel sonno e dell’attività cerebrale. Tutti i report, trascritti, sono poi stati analizzati con tecniche di intelligenza artificiale, guardando al contenuto semantico e lessicale e concentrandosi su emotività, stranezza, aspetti sensoriali, riferimenti temporali e spaziali. In totale sono stati esaminati circa 3700 report, tra fasi di sonno e veglia.

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I sogni durante il lockdown e il peso delle emozioni

Oltre al campione generico, i ricercatori hanno raccolto dati anche su un gruppo di persone durante i primi periodi di lockdown pandemico. L’obiettivo era chiaro: verificare come un evento così stressante potesse influenzare il contenuto dei sogni. E in effetti i risultati confermano che l’impatto c’è stato. I sogni vissuti in quel periodo riflettevano la situazione sociale del momento ed erano ricchi di riferimenti a concetti come limiti, corpo, interazioni sociali, questioni lavorative, temi fantastici o drammatici. Erano anche più ancorati alle dinamiche della vita quotidiana e incorporavano riflessioni personali tipiche delle esperienze di veglia, come sottolineano gli autori nello studio.

Più in generale, il lavoro ha confermato che i sogni sono quello che i ricercatori definiscono un prodotto di “iperassociazione“: un condensato di esperienze, aspettative, elementi diversi mescolati insieme in modo coerente ma bizzarro. E la bizzarria aumenta nelle persone più propense a vagare con la mente. Rispetto ai pensieri fatti durante la veglia, le esperienze oniriche tendono a essere vissute più da spettatori che da attori e risultano mediamente più cariche di emozioni. Questa ricchezza emotiva, unita a una varietà di scenari (soprattutto in chi nutre un interesse particolare per i sogni), confermerebbe un duplice ruolo: da una parte i sogni aiuterebbero a staccarsi dal mondo reale, proteggendo il sonno, dall’altra permetterebbero di fare i conti più da vicino con le proprie emozioni.

Memoria, età e differenze individuali

Dallo studio emergono anche dettagli specifici legati ai profili individuali. Le persone con maggiore memoria visiva e spaziale riportano più spesso la presenza di oggetti nei sogni. Chi è più incline al mind-wandering tende a cambiare scenario onirico con frequenza. I più giovani sognano più spesso aspetti legati al lavoro. Come ha sintetizzato Elce, il contenuto dei sogni è plasmato non solo dalle caratteristiche uniche di ogni individuo, ma anche da tratti più ampi e generalizzabili ed eventi esterni condivisi. Questo suggerisce la coesistenza di meccanismi ampiamente espressi tra le persone e di altri che dipendono dal profilo unico di ciascuno.

Neuroscienzepersonalitàsognisonnostudio
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Denis Dosi
Denis Dosi

Laureato in ingegneria informatica nel lontano 2013, da sempre appassionato di scrittura e tecnologia sono riuscito a convogliare in un'unica professione le mie due più grandi passioni grazie a TecnoAndroid.

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