Saros è arrivato su PlayStation 5 portandosi dietro un bagaglio pesante: quello di essere considerato a tutti gli effetti l’erede spirituale di Returnal. Un roguelike esclusivo che non nasconde le sue radici, anzi le abbraccia e le rilancia con meccaniche che chi ha amato il titolo di Housemarque riconoscerà al volo. Ma attenzione, perché anche chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di esperienza troverà pane per i suoi denti. E qualche trucco in più non guasta mai per evitare di restare bloccati nelle prime ore.
Il cuore del gameplay di Saros ruota attorno ad alcuni pilastri che meritano attenzione fin da subito. La ricarica attiva, ad esempio, è una meccanica che cambia radicalmente il modo di affrontare gli scontri. Funziona un po’ come nei giochi di golf: durante la ricarica dell’arma compare una finestra temporale precisa, e premendo il grilletto al momento giusto si ottiene un bonus significativo. Può sembrare un dettaglio secondario, ma in realtà padroneggiare questa tecnica fa la differenza tra sopravvivere a un’ondata di nemici e tornare al punto di partenza. Chi ha giocato Returnal sa bene quanto fosse cruciale, e in Saros il concetto viene ripreso con la stessa filosofia.
Attributi, proiettili colorati e progressione: le basi per non perdersi
Altro elemento fondamentale sono gli attributi del personaggio. Saros propone un sistema di crescita che si sviluppa run dopo run, e capire come investire nei vari parametri è essenziale. Non si tratta solo di aumentare i danni o la salute: ogni attributo influenza il modo in cui ci si muove nel mondo di gioco, le interazioni con l’ambiente e persino le tipologie di ricompense che si possono ottenere. La tentazione di puntare tutto sull’offensiva è forte, ma bilanciare la build con attenzione ripaga sempre sul lungo periodo.
Poi ci sono i proiettili colorati, una meccanica che aggiunge un ulteriore livello di strategia. Ogni colore corrisponde a proprietà diverse, e imparare a riconoscerli e sfruttarli nel modo corretto apre possibilità tattiche notevoli. Non basta sparare a tutto quello che si muove: serve osservare, adattarsi e scegliere l’approccio giusto in base alla situazione. È proprio questo mix di azione frenetica e decisioni ragionate che rende Saros così coinvolgente e, diciamolo, anche parecchio impegnativo.
La progressione che tiene incollati allo schermo
La progressione in Saros segue lo schema tipico dei roguelike migliori. Ogni tentativo fallito non è mai davvero sprecato, perché qualcosa resta sempre: un potenziamento sbloccato, una nuova conoscenza sulle meccaniche, un percorso alternativo scoperto per caso. Il gioco premia la perseveranza senza mai regalare nulla, e questo equilibrio tra frustrazione e soddisfazione è calibrato con una cura che si nota. PlayStation 5 mette a disposizione tutta la sua potenza per rendere l’esperienza fluida e reattiva, con tempi di caricamento praticamente inesistenti che invogliano a ritentare immediatamente dopo ogni sconfitta.
Per chi si avvicina a Saros senza aver mai toccato Returnal, il consiglio più utile è quello di non avere fretta. Le prime run servono soprattutto a prendere confidenza con i ritmi di gioco, a capire come funzionano le varie meccaniche e a costruirsi una base solida di conoscenza. Il roguelike esclusivo per PS5 non perdona chi si butta a capofitto senza un minimo di preparazione, ma ricompensa generosamente chi ha la pazienza di studiare ogni dettaglio. La ricarica attiva, gli attributi, i proiettili colorati: sono tutti tasselli di un mosaico che, una volta compreso nella sua interezza, regala momenti di gameplay davvero esaltanti.
