Nel cuore dell’arcipelago di Palau, nell’Oceano Pacifico, esiste un lago di meduse che sembra uscito da un documentario surreale. Si chiama Jellyfish Lake o Lago delle Meduse e al suo interno vivono circa 5 milioni di esemplari di una sottospecie unica, che non si trova in nessun altro luogo del pianeta. Un ecosistema chiuso, rimasto praticamente sigillato per migliaia di anni, dove la natura ha seguito un percorso evolutivo tutto suo.
Il lago si trova sull’isola di Eil Malk, una delle centinaia di isolette calcaree che compongono le Rock Islands di Palau. Si tratta di un cosiddetto lago marino, collegato all’oceano solo attraverso minuscole fessure e tunnel nella roccia porosa. Questo significa che l’acqua salata filtra lentamente, ma lo scambio con il mare aperto è talmente limitato da aver creato un ambiente sostanzialmente isolato. E questo isolamento dura da circa 12.000 anni, più o meno da quando il livello del mare si è alzato alla fine dell’ultima era glaciale, intrappolando alcune popolazioni di meduse all’interno del bacino.
Le protagoniste assolute di questo lago sono le meduse dorate, classificate come Mastigias papua etpisoni, una sottospecie della più comune Mastigias papua che popola le acque aperte del Pacifico. Nel corso dei millenni, queste meduse hanno perso quasi completamente la capacità urticante. Non avendo predatori significativi all’interno del lago, non hanno più avuto bisogno di difendersi con le cellule velenose tipiche delle loro parenti oceaniche. Il risultato è una creatura gelatinosa e dorata, praticamente innocua per gli esseri umani, che trascorre le giornate migrando in massa da una sponda all’altra del lago seguendo la luce del sole.
Un ecosistema fragile governato dalla luce solare
Questa migrazione quotidiana non è un comportamento casuale. Le meduse dorate ospitano al loro interno delle alghe simbiotiche chiamate zooxantelle, che hanno bisogno di luce per la fotosintesi. Ogni mattina milioni di esemplari si spostano verso est, seguendo il sole, e nel pomeriggio invertono la rotta. È un balletto biologico su scala enorme, ripetuto giorno dopo giorno, che garantisce alle alghe la luce necessaria e alle meduse i nutrienti prodotti dalla fotosintesi stessa. Una simbiosi perfetta, costruita in migliaia di anni di convivenza.
Jellyfish Lake è diventato nel tempo una delle attrazioni naturalistiche più famose di Palau, con turisti che arrivano da tutto il mondo per fare snorkeling in mezzo a questa massa pulsante di creature traslucide. Le immersioni con bombole, però, sono vietate: lo strato profondo del lago contiene solfuro di idrogeno, un gas tossico che rende pericoloso scendere oltre una certa profondità. Lo snorkeling in superficie, invece, è sicuro e offre un’esperienza che molti descrivono come quasi mistica.
Un equilibrio minacciato da clima e turismo
Nonostante la sua apparente stabilità millenaria, questo ecosistema è tutt’altro che invulnerabile. Nel 1998 e poi ancora nel 2016, il fenomeno climatico El Niño ha provocato un drastico calo della popolazione di meduse nel lago. Le temperature dell’acqua sono salite al punto da compromettere la sopravvivenza delle zooxantelle, innescando un effetto a catena devastante. Nel 2016 la popolazione è crollata quasi a zero, costringendo le autorità di Palau a chiudere temporaneamente il sito ai visitatori. Fortunatamente le meduse dorate sono poi tornate a ripopolare il bacino, ma quegli episodi hanno dimostrato quanto sia delicato l’equilibrio di un ambiente così piccolo e isolato.
Oggi Jellyfish Lake è un patrimonio naturale protetto, parte del sistema delle Rock Islands Southern Lagoon riconosciuto dall’UNESCO. L’accesso è regolamentato e soggetto al pagamento di un permesso.
