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Chatbot AI: negli USA vogliono vietarli ai minori, ma come?

Negli USA un nuovo disegno di legge potrebbe obbligare i provider AI a verificare l'età degli utenti per proteggere i minori dai chatbot.

scritto da Rossella Vitale 05/05/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Chatbot AI: negli USA vogliono vietarli ai minori, ma come?
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La verifica dell’età per i chatbot AI potrebbe diventare un obbligo di legge negli Stati Uniti. La Commissione Giustizia del Senato ha approvato un disegno di legge che punta a impedire ai minori di utilizzare i chatbot basati su intelligenza artificiale, introducendo una serie di misure rivolte direttamente ai provider del settore. Lo stesso disegno di legge è stato presentato anche alla Camera dei Rappresentanti, il che vuol dire che il percorso legislativo è formalmente partito su entrambi i fronti del Congresso. E nel frattempo, altri senatori hanno proposto una strada alternativa: l’accesso ai chatbot solo con l’approvazione esplicita dei genitori.

Il provvedimento si chiama GUARD Act, acronimo di Guidelines for User Age-verification and Responsible Dialogue Act. Era stato presentato a ottobre 2025 con il sostegno congiunto di senatori repubblicani e democratici, un dettaglio non da poco in un contesto politico spesso polarizzato. L’urgenza nasce da fatti concreti: diversi episodi di cronaca e un test condotto dal CCDH hanno evidenziato come alcuni adolescenti finiscano per instaurare un rapporto quasi morboso con i chatbot, arrivando a seguirne i consigli in modo acritico. È proprio questo tipo di dinamica che il GUARD Act prova a contrastare.

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Cosa cambia per i provider di intelligenza artificiale

Se il GUARD Act dovesse diventare legge, i grandi nomi del settore come OpenAI, Google, Microsoft e Meta sarebbero obbligati a implementare un sistema di verifica dell’età capace di bloccare l’accesso ai minori di 18 anni. Ma non finisce qui. I provider dovrebbero anche rendere esplicito, in modo chiaro e inequivocabile, che il chatbot non è una persona reale e non possiede competenze professionali come quelle di un medico o di un avvocato. Un aspetto che tocca direttamente il modo in cui queste piattaforme si presentano agli utenti.

Il disegno di legge vieta inoltre le conversazioni su argomenti considerati non adatti ai minori: contenuti sessuali, autolesionismo, suicidio. Tutto ciò che potrebbe rappresentare un rischio per la salute mentale o fisica di un adolescente verrebbe escluso dalle interazioni consentite.

Non tutti però sono d’accordo. NetChoice, un’associazione che riunisce diverse Big Tech e che promuove la libertà di espressione su Internet, ha definito il GUARD Act una violazione della privacy e del Primo Emendamento. Una posizione netta, che lascia intravedere una battaglia legale potenzialmente lunga.

L’alternativa: account famiglia e permesso dei genitori

Accanto al GUARD Act esiste un’altra proposta legislativa, presentata alla Commissione Commercio, Scienza e Trasporti del Senato, che segue una logica diversa. Anziché vietare del tutto l’accesso ai minori, prevede l’obbligo di creare un account famiglia per i chatbot AI. In pratica, i ragazzi potrebbero usare questi strumenti, ma soltanto con il permesso esplicito dei genitori. Sono due approcci differenti allo stesso problema: da un lato il divieto secco tramite verifica dell’età, dall’altro un modello basato sul controllo parentale. Entrambi i disegni di legge devono ancora percorrere un lungo iter legislativo e, come spesso accade nel sistema americano, non è affatto scontato che arrivino fino in fondo. Molte proposte simili in passato sono state semplicemente abbandonate lungo la strada.

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Rossella Vitale
Rossella Vitale

Se dovessi scrivere quali sono i miei interessi o descrivermi ci metterei forse una giornata intera, quindi sarò breve. Mi piace esprimermi attraverso la scrittura, mezzo di comunicazione che molti non considerano più così importante, amo i miei animali (gatti, cane e coniglio) e mentre lavoro ascolto brani suonati al piano per concentrarmi e rilassarmi. La mia Laurea ha un titolo troppo lungo da scrivere, ma essenzialmente mi sono specializzata proprio *rullo di tamburi* in comunicazione e marketing digitale.

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