Il progetto SpiderFab torna a far parlare di sé, e questa volta non è la NASA a portarlo avanti. Un gruppo di ricercatori cinesi ha ripreso quell’idea visionaria che gli Stati Uniti avevano lasciato nel dimenticatoio, con l’obiettivo ambizioso di costruire basi nello spazio senza dover trasportare ogni singolo componente dalla Terra. Il concetto è tanto semplice da spiegare quanto complesso da realizzare: anziché assemblare strutture a terra, comprimerle dentro un razzo e spedirle in orbita, perché non fabbricarle direttamente lassù?
Il problema di fondo è noto a chiunque abbia un minimo di familiarità con l’esplorazione spaziale. Portare materiali oltre l’atmosfera terrestre costa una fortuna ed è un processo poco efficiente. Ogni chilo in più significa carburante aggiuntivo, costi che lievitano e vincoli enormi sulle dimensioni di ciò che si può lanciare. È per questa ragione che la Luna viene considerata da tempo il trampolino ideale verso Marte, e si sogna di costruire strutture di lancio direttamente sulla sua superficie. Ma esiste anche un’altra strada, forse meno spettacolare ma potenzialmente più concreta: realizzare infrastrutture direttamente in orbita, senza dover infilare tutto nel muso di un vettore.
Dal cassetto della NASA ai laboratori cinesi
Il progetto SpiderFab era nato proprio da questa intuizione. La NASA lo aveva concepito come una sorta di ragno robotico capace di tessere strutture in fibra di carbonio nel vuoto cosmico. Un’immagine quasi fantascientifica, eppure basata su principi ingegneristici solidi. Quel piano però non andò mai oltre la fase concettuale e finì chiuso in un cassetto, dove è rimasto per parecchi anni. Nessuno, almeno sul fronte americano, ha più investito risorse significative per portarlo avanti.
Adesso la storia prende una piega diversa. I ricercatori dello Shenyang Institute of Automation, nel nord della Cina, hanno deciso di riprendere in mano quel concetto e provare a trasformarlo in qualcosa di concreto. Non si tratta di una semplice copia del progetto originale, ma di un tentativo di attualizzare quell’idea sfruttando le tecnologie disponibili oggi, che rispetto a quando la NASA aveva formulato SpiderFab sono ovviamente molto più avanzate.
Perché costruire nello spazio potrebbe cambiare tutto
La portata di un progetto del genere, se dovesse funzionare davvero, sarebbe enorme. Costruire basi nello spazio eliminando gran parte dei vincoli legati al trasporto significherebbe ripensare completamente la logistica delle missioni spaziali. Le strutture non sarebbero più limitate dalle dimensioni della carenatura di un razzo, e si potrebbero realizzare impianti molto più grandi e complessi di quelli attuali. Un ragno robotico in grado di operare autonomamente nel vuoto, tessendo elementi strutturali in materiali compositi, aprirebbe scenari che fino a pochi anni fa appartenevano solo alla fantascienza.
Il fatto che sia la Cina a raccogliere il testimone del progetto SpiderFab non è poi così sorprendente. Pechino sta investendo massicciamente nel settore spaziale e ha dimostrato più volte di saper trasformare concetti altrui in progetti operativi, spesso con tempi di sviluppo che lasciano a bocca aperta. Lo Shenyang Institute of Automation è un centro di ricerca con competenze specifiche nella robotica avanzata, il che rende la scelta dell’istituto tutt’altro che casuale per un progetto che ha nella robotica spaziale il suo cuore tecnologico.
