OpenAI ha introdotto una novità curiosa e, a dirla tutta, piuttosto divertente: gli animaletti AI su Codex. Basta digitare il comando “/pet” e un piccolo personaggio animato compare come overlay fluttuante sullo schermo. Non scrive codice, non corregge bug. Il suo compito è molto più semplice e, per certi versi, geniale: comunica in tempo reale cosa sta facendo Codex, avvisa quando un’operazione è completata e segnala quando serve un intervento umano. Nel frattempo, questo animaletto galleggia sopra qualsiasi applicazione in uso, un po’ come un Tamagotchi che ha deciso di fare carriera nel mondo della programmazione.
Gli animaletti preimpostati sono otto, ma la cosa bella è che chiunque può crearne uno personalizzato attraverso il comando “/hatch”. Un goblin simpatico, un draghetto in miniatura, qualsiasi cosa venga in mente. Chi ha iniziato a usarli per primo ha già prodotto e condiviso decine di varianti, comprese versioni di Clippy, il celebre assistente di Microsoft Office degli anni Novanta che nessuno ha mai davvero amato ma che, in qualche modo, tutti ricordano con un misto di nostalgia e fastidio.
Cosa fanno davvero gli animaletti su Codex
Secondo la descrizione ufficiale di OpenAI, gli animaletti sono compagni animati del tutto opzionali. Non toccano il codice, non lo modificano, non lo analizzano. Funzionano come un’interfaccia visiva tra chi lavora e Codex: mostrano il thread attivo senza dover abbandonare l’app in uso. Se Codex sta analizzando un bug, l’animaletto lo comunica. Se ha finito, stesso discorso. Se è bloccato e ha bisogno di aiuto, lo chiede. È un sistema di notifiche, in pratica, ma reso molto più gradevole e immediato.
Vale la pena notare che questa funzione ricorda da vicino il progetto “Buddy” emerso in un leak del codice di Claude Code, lo strumento di Anthropic. Era nei loro piani un Tamagotchi dello stesso tipo, ma OpenAI li ha anticipati, portando la funzionalità sul mercato per prima.
Disponibilità e un piccolo incentivo per la community
Gli animaletti AI su Codex sono già disponibili sia su Windows che su macOS. E c’è anche un incentivo per chi vuole mettersi alla prova con la creatività: per un periodo limitato, OpenAI offre 30 giorni di ChatGPT Pro ai creatori dei 10 migliori compagni generati dalla community.
Parliamoci chiaro: è una funzione frivola? Senza dubbio. Nessuno sta cercando di spacciare un animaletto fluttuante come il futuro dell’ingegneria del software. Però chi sviluppa sa bene cosa significa passare ore davanti allo schermo aspettando che un processo in background finisca il suo lavoro. Un piccolo personaggio animato che comunica “ho finito” risulta oggettivamente più piacevole di una fredda notifica testuale. Ed è forse proprio in questa semplicità che sta il punto: rendere l’attesa meno noiosa e l’interazione con l’intelligenza artificiale un pochino più umana, o quantomeno più simpatica.
