Combattere la depressione con un impianto cerebrale grande quanto un mirtillo potrebbe sembrare fantascienza, eppure è esattamente quello che sta per accadere. Motif Neurotech, startup di Houston fondata nel 2022, ha ottenuto dalla Food and Drug Administration (FDA) l’autorizzazione ad avviare uno studio sugli esseri umani per testare il proprio dispositivo. L’annuncio è arrivato lunedì 27 aprile, e apre un capitolo del tutto nuovo nel trattamento delle forme più ostinate di questa patologia.
Motif Neurotech opera in un settore che sta crescendo rapidamente, quello delle interfacce neurali (brain-computer interface, BCI). Ma a differenza di aziende come Neuralink, Paradromics e Synchron, che puntano a restituire la comunicazione e il controllo dei computer alle persone paralizzate, qui l’obiettivo è diverso: aiutare chi soffre di depressione resistente al trattamento, quella forma che non risponde ai farmaci tradizionali. Secondo uno studio del 2021, nell’arco di 12 mesi quasi 9 milioni di adulti negli Stati Uniti risultavano in cura per un disturbo depressivo, e di questi circa 3 milioni erano considerati resistenti alle terapie farmacologiche, ovvero non miglioravano dopo almeno due cicli di antidepressivi.
Il dispositivo di Motif Neurotech viene inserito nel cranio, appena sopra la dura madre (la membrana protettiva del cervello), con una procedura ambulatoriale che dura circa 20 minuti. Niente intervento chirurgico vero e proprio, niente ricovero. L’impianto agisce sulla cosiddetta rete frontoparietale, una regione cerebrale coinvolta in funzioni cognitive importanti e che nei pazienti con depressione risulta poco attiva. In pratica, emette pattern specifici di stimolazione elettrica pensati per “riattivare” quest’area.
Come funziona il trattamento quotidiano
La cosa interessante è che l’impianto cerebrale di Motif Neurotech consentirebbe ai pazienti di ricevere la terapia direttamente a casa. Il dispositivo è alimentato da una tecnologia magnetoelettrica wireless sviluppata da Jacob Robinson, cofondatore e amministratore delegato dell’azienda, alla Rice University. Si ricarica tramite un apposito cappello che il paziente indossa durante la stimolazione. I componenti interni al cappello trasmettono all’impianto i dati sulla dose prescritta, garantendo che il trattamento sia sempre quello corretto.
Robinson spiega che nelle prime fasi sarà probabilmente necessario indossare il cappello per periodi di 10 o 20 minuti, più volte al giorno. “Attraverso una stimolazione elettrica frequente, pensiamo di poter stimolare quella neuroplasticità che crea una maggiore connettività all’interno della rete frontoparietale nei pazienti affetti da depressione, in modo che possano alzarsi dal letto al mattino, chiamare i loro amici e andare in palestra”, ha dichiarato Robinson. L’aspettativa è che i primi segnali di risposta, e potenzialmente anche di remissione, possano emergere entro i primi 10 giorni di terapia. Dopodiché, il cappello andrebbe indossato con frequenza sempre minore.
Va detto che la stimolazione elettrica per trattare la depressione non è un concetto nuovo. La terapia elettroconvulsiva, il famoso “elettroshock”, esiste dagli anni ’30 e viene ancora usata quando i farmaci non funzionano. La stimolazione cerebrale profonda, con elettrodi impiantati direttamente nel cervello, resta invece sperimentale e non è approvata negli Stati Uniti. Esiste poi la stimolazione magnetica transcranica (TMS), autorizzata nel 2008, che può dare buoni risultati ma richiede un impegno notevole: cinque sedute a settimana per sei settimane consecutive.
Gli obiettivi della sperimentazione
Lo studio approvato dalla FDA coinvolgerà circa 10 partecipanti. L’obiettivo principale è verificare la sicurezza della procedura di impianto e del dispositivo nell’arco di 12 mesi. Ma i ricercatori valuteranno anche se i pazienti riporteranno una riduzione significativa dei sintomi della depressione, monitorando nel contempo la qualità della vita, la presenza di ansia e le funzioni cognitive.
Robinson ha anche anticipato che le versioni future dell’interfaccia neurale di Motif Neurotech saranno in grado di registrare e monitorare l’attività cerebrale nel tempo, permettendo ai medici di personalizzare ulteriormente la stimolazione. “Uno degli aspetti che rendono l’odierna psichiatria così difficile è che non abbiamo una misurazione oggettiva del benessere del paziente”, ha spiegato. “Immaginate di cercare di gestire il diabete solo in base a come ci si sente. Questo è lo stato della psichiatria di oggi. Ci mancano dati longitudinali su ciò che accade nell’organo che ci interessa, cioè il cervello“.
