La Global Sumud Flotilla è stata bloccata dalla Marina israeliana nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2026, a oltre 600 miglia nautiche dalla costa palestinese, in prossimità dell’isola greca di Creta. Una nuova missione umanitaria diretta a Gaza si è scontrata con l’intervento militare israeliano in pieno Mediterraneo, in acque internazionali, dopo che già da giorni gli attivisti a bordo segnalavano il sorvolo di droni sopra le loro teste. Di alcune barche, quelle che guidavano la spedizione, si sono perse le tracce.
Questa spedizione primaverile della Global Sumud Flotilla è ancora più imponente rispetto a quella dello scorso agosto. 58 imbarcazioni hanno preso parte al tentativo di forzare il blocco israeliano per portare cibo, medicinali, forni a pannelli solari, materiale scolastico e molto altro alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Il primo gruppo era partito il 15 aprile da Barcellona, poi il 26 aprile, in prossimità della Sicilia, se ne erano unite molte altre. Dalla Grecia e dalla Turchia avrebbero dovuto aggregarsene di ulteriori.
Gli organizzatori, nel comunicato stampa di lancio, avevano scritto che la flottiglia salpava con obiettivi chiari. Sfidare il blocco illegale israeliano, promuovere l’apertura di un corridoio umanitario permanente e intensificare la pressione internazionale sui governi e le aziende complici. Alle centinaia di attivisti provenienti da tutto il mondo si erano unite anche l’imbarcazione Arctic Sunrise di Greenpeace, chiamata a offrire supporto tecnico alla flottiglia composta da barche spesso datate, e la nave dell’organizzazione Open Arms, solitamente impegnata nel soccorso delle persone migranti in mare e in questo caso dedicata al supporto medico.
Global Sumud Flotilla, assalto in acque internazionali e i precedenti
Lo scenario ricorda in modo inquietante quanto accaduto con la missione dello scorso agosto. Quando una cinquantina di barche erano salpate e, dopo diversi attacchi con droni mai rivendicati ma riconducibili a Israele, la Marina militare israeliana aveva intercettato e sequestrato le navi a circa 72 miglia nautiche dalla costa. Quindi illegalmente trattandosi di acque internazionali. In quell’occasione attivisti, politici e operatori umanitari erano stati arrestati, trasferiti nella città di Ashdod e liberati dopo alcuni giorni, durante i quali avevano denunciato presunte torture. Nel 2010, durante un’operazione simile, la Marina israeliana aveva addirittura aperto il fuoco uccidendo dieci attivisti.
Stavolta tutto è successo molto più in fretta. Nella notte tra il 29 e il 30 aprile una serie di imbarcazioni israeliane ha circondato la Global Sumud Flotilla, si è connessa al sistema radio e ha intimato alle barche di tornare indietro, offrendo come unica alternativa la consegna degli aiuti umanitari al porto israeliano di Ashdod, dove molto probabilmente sarebbero rimasti sotto sequestro dato che Israele continua a impedire l’ingresso degli aiuti nella Striscia di Gaza. L’intercettazione è avvenuta a oltre 600 miglia dalla costa, contro le 72 dello scorso autunno: le barche si trovavano nei pressi dell’isola di Creta, e ancora una volta l’azione israeliana risulta illegale per il diritto internazionale.
Barche sabotate e attivisti arrestati: cosa è successo nella notte
Il giornalista Andrea Sceresini, in viaggio su una delle barche per il giornale Il Manifesto, ha raccontato in diretta: “Ci stanno intercettando. Ce li abbiamo addosso. Si stanno avvicinando con un gommone. Ci stanno per prendere”. L’azione ha colpito le barche in testa alla navigazione, di cui con il passare delle ore si sono perse le tracce e con cui si sono interrotte le comunicazioni. Le imbarcazioni più indietro sono riuscite a virare di 90 gradi dirigendosi verso le acque territoriali greche di Creta per mettersi in salvo. Gli attivisti hanno denunciato che alcune barche sono state sabotate con la distruzione dei motori e lasciate alla deriva. Nei pochi video che circolano si vedono le luci laser verdi delle imbarcazioni israeliane, inseguimenti e attivisti con giubbotti di salvataggio e mani alzate.
Le autorità israeliane hanno fatto sapere di avere sequestrato una ventina di navi e arrestato centinaia di attivisti, che verranno trasportati in Israele. Gur Tsabar, portavoce della Global Sumud Flotilla, ha denunciato “un vero e proprio attacco contro imbarcazioni civili disarmate in acque internazionali”, mentre in una nota gli organizzatori hanno parlato di un “atto di pirateria”, accusa ribadita anche dalla Turchia. Tra le persone di cui si sono perse le tracce ci sono anche diversi italiani. La Farnesina ha diffuso una nota ufficiale chiedendo informazioni alle autorità israeliane “per definire i contorni dell’operazione in corso e permettere al Governo italiano di mettere in atto le azioni necessarie a tutelare i cittadini italiani imbarcati”. Le opposizioni hanno aumentato il pressing sul governo Meloni. Per la serata del 30 aprile sono già stati organizzati presidi in solidarietà con la missione della Global Sumud Flotilla.
