Qualsiasi atto sessuale senza consenso deve essere considerato stupro. Questa è la posizione netta che il Parlamento europeo ha deciso di portare davanti alla Commissione Eu, chiedendo una legislazione chiara, condivisa e basata su un principio ormai impossibile da ignorare. Il consenso deve essere libero, informato e revocabile. E soprattutto, deve valere allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Il principio “senza consenso è stupro”, cavallo di battaglia di tante battaglie femministe, secondo gli europarlamentari deve finalmente diventare legge.
La proposta nasce dal lavoro congiunto delle commissioni Libertà civili e Diritti delle donne del Parlamento europeo. A redigere il testo sono state le eurodeputate socialiste Evin Incir (Svezia) e Joanna Scheuring-Wielgus (Polonia). Incir, relatrice della commissione Libertà civili, ha detto che è “moralmente e giuridicamente inaccettabile” che le donne non siano protette in tutta l’Ue da legislazioni fondate sul principio “solo sì significa sì“.
Ha ricordato come, nonostante il Consiglio avesse impedito l’inclusione di una definizione comune di stupro nella direttiva sulla violenza contro le donne nella scorsa legislatura, il clima stia cambiando. Dal 2023 Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno introdotto leggi basate sul consenso. Scheuring-Wielgus, dalla commissione Diritti delle donne, ha invece messo sul tavolo numeri che fanno male. Una donna su tre nell’Ue ha subito violenza di genere, una su venti è stata stuprata. Ha citato il coraggio di Gisèle Pelicot come simbolo di una richiesta di giustizia che cresce, ma ha anche ricordato le innumerevoli vittime che non vedranno mai giustizia.
Nuova legge Parlamento europeo, l‘attenzione si sposta finalmente sulla vittima
Quello che emerge dalle dichiarazioni delle eurodeputate è un cambio di prospettiva radicale. L’obiettivo è spostare la tutela legislativa verso le donne vittime di violenza, ribaltando quella narrazione tossica che troppo spesso le responsabilizza attraverso il meccanismo della vittimizzazione secondaria. Un meccanismo che, sfruttando anche legislazioni poco chiare, finisce per umiliare ulteriormente chi ha già subito violenza.
La proposta del Parlamento europeo punta a spingere tutti i Paesi dell’Unione ad aggiornare le proprie leggi, superando l’idea che lo stupro si configuri solo in presenza di coercizione fisica o forza. Il consenso può e deve essere revocato in qualsiasi circostanza, condotte sessuali passate, relazioni pregresse, matrimonio incluso. Non esiste contesto in cui il consenso possa essere dato per scontato.
Particolare attenzione viene rivolta ai casi in cui le vittime si trovano in condizioni di vulnerabilità e impossibilitate a opporre resistenza, sia per risposte psicofisiche naturali prodotte dal trauma (come il freezing), sia per cause indotte, come la sottomissione chimica, ovvero la somministrazione di sostanze mirate ad annullare la volontà o la capacità di reazione. Tra le richieste c’è anche quella di includere la violenza di genere tra i reati europei, creando una rete di sostegno comune con supporto legale, psicologico e medico.
Il potere delle parole e la situazione in Italia
In Europa esistono oggi 27 definizioni diverse di stupro, con 27 livelli diversi di tutela. Una situazione insostenibile. Ha ragione Benedetta Scuderi, europarlamentare di Avs, a sostenere che “la giustizia non può dipendere dal paese in cui ci si trova”. Il modello proposto è quello del consenso affermativo, già adottato da Svezia, Spagna e Portogallo, che si contrappone al modello basato sulla dimostrazione del dissenso.
L’istanza è stata approvata a larga maggioranza con 447 favorevoli, 160 contrari e 43 astenuti. Una definizione comune colmerebbe la lacuna nella direttiva del 2024 sulla violenza di genere e sarebbe in linea con la Convenzione di Istanbul, che all’articolo 36 chiede a tutti gli Stati firmatari di criminalizzare qualsiasi atto sessuale non consensuale.
In Italia, però, la direzione sembra opposta. Il ddl Bongiorno, approvato alla Camera e ora arenato in Senato, ha eliminato il concetto di “consenso libero e attuale” sostituendolo con quello di “dissenso”. Se gli esponenti di Fdi e l’europarlamentare Vannacci si sono dichiarati contrari alla definizione comune, l’opposizione si è mostrata unita nel voler accogliere la proposta europea. La stessa Bongiorno ha definito l’invito di Strasburgo una “indicazione per andare avanti”, ricevendo però il richiamo della deputata Pd Laura Boldrini, che ha ricordato come “l’unica legge possibile deve includere il principio di consenso libero, informato e revocabile come prevedeva il primo testo”.
