Il processo Musk contro Altman è ufficialmente partito lunedì a Oakland, in California, e già dal primo giorno ha regalato un colpo di scena che nessuno si aspettava così clamoroso. O forse sì, a pensarci bene. Perché il nodo non è stato l’apertura del dibattimento in sé, ma qualcosa di molto più terra terra: trovare giurati che non avessero già un’opinione fortemente negativa su Elon Musk.
Dai questionari compilati dai potenziali giurati sono emerse dichiarazioni che non lasciano molto spazio all’interpretazione. Qualcuno ha scritto che Musk è “un pezzo di spazzatura avido, razzista e omofobo”. Un altro lo ha definito “un cretino di livello mondiale”. Una donna di colore ha specificato di essere “molto consapevole delle dichiarazioni e azioni dannose” di cui Musk sarebbe responsabile. Non proprio il clima ideale per chi deve affrontare un processo contando sull’imparzialità della giuria.
Gli avvocati di Musk hanno tentato la strada più ovvia: chiedere l’esclusione di tutti i candidati che avevano espresso giudizi negativi sul loro assistito. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha però respinto la richiesta, sostenendo che il fatto che molte persone non apprezzino Musk non significa automaticamente che gli americani non possano mantenere integrità nel processo giudiziario. I nove giurati alla fine selezionati comprendono anche persone che hanno ammesso di non apprezzare Musk o di avere opinioni negative sull’intelligenza artificiale, ma che hanno garantito che tutto questo non avrebbe influenzato la loro valutazione dei fatti.
Cosa c’è davvero in gioco nel processo Musk contro Altman
La causa al centro del processo Musk contro Altman riguarda delle presunte promesse non mantenute risalenti alla fondazione di OpenAI. La tesi di Musk è che Sam Altman e altri dirigenti abbiano tradito la missione originale dell’organizzazione. OpenAI era nata come realtà no profit dedicata allo sviluppo sicuro dell’intelligenza artificiale, e secondo Musk quella missione è stata stravolta nel momento in cui si è deciso di trasformarla in un’azienda a scopo di lucro.
Si tratta senza dubbio di una delle cause più seguite nel mondo della tecnologia. E il tempismo non è casuale: il processo arriva in una fase in cui entrambe le parti coinvolte stanno attraversando passaggi societari di grande rilievo. Da un lato OpenAI si muove verso una possibile IPO, dall’altro Musk porta avanti il progetto xAI e la sua personale battaglia per conquistare influenza nel settore dell’intelligenza artificiale.
La reputazione pubblica di Musk è diventata un problema legale
Quello che la selezione della giuria ha messo in evidenza è un fatto che chiunque frequenti i social media conosce già bene, ma che adesso assume una dimensione diversa: la reputazione pubblica di Elon Musk si è trasformata in un problema legale concreto. Non un problema d’immagine, non una questione di comunicazione. Un problema che entra direttamente nelle aule di tribunale e che complica le cose per il suo team legale prima ancora che si cominci a discutere nel merito.
Il processo Musk contro Altman proseguirà nelle prossime settimane e, stando a come sono andate le prime battute, promette di riservare ancora parecchi momenti di tensione.
