Il fenomeno del battery locking sta diventando un tema sempre più discusso tra chi possiede un’auto elettrica. Di cosa si tratta, in pratica? Di una riduzione delle prestazioni della batteria che avviene in modo silenzioso, dopo un normale aggiornamento OTA (over the air), cioè quegli aggiornamenti software che il veicolo riceve direttamente via internet, senza passare dall’officina. Quello che sulla carta dovrebbe migliorare l’esperienza di guida, in alcuni casi finisce per peggiorarla in modo significativo. E la questione riguarda soprattutto il mercato cinese, dove il fenomeno è stato documentato con una certa frequenza.
Diversi proprietari di BEV (Battery Electric Vehicle) hanno segnalato che, dopo aver ricevuto un aggiornamento del software di bordo, l’autonomia del proprio veicolo risultava inferiore rispetto a prima. Non si parla di cali marginali o fisiologici legati all’invecchiamento delle celle, ma di riduzioni percepibili e improvvise, che coincidono con l’installazione di nuovi pacchetti software. Il sospetto, ormai piuttosto diffuso, è che alcuni produttori utilizzino gli aggiornamenti OTA per limitare deliberatamente la capacità utilizzabile della batteria, magari per ragioni legate alla sicurezza o alla longevità del pacco batterie, ma senza comunicarlo in modo trasparente agli utenti.
Perché i produttori ricorrono al battery locking
Le motivazioni dietro il battery locking possono essere diverse. In alcuni casi, la riduzione della capacità disponibile viene giustificata come misura preventiva per evitare problemi di surriscaldamento o degrado accelerato delle celle. È una logica che ha un suo fondamento tecnico: limitare i cicli di carica e scarica completi può effettivamente allungare la vita della batteria nel lungo periodo. Il problema, però, è che questo tipo di intervento viene spesso applicato senza alcuna notifica chiara al proprietario del veicolo. L’utente si ritrova con meno chilometri di autonomia senza sapere il perché, e senza aver dato il proprio consenso.
In Cina, dove il mercato delle auto elettriche è il più grande al mondo, la pratica è stata oggetto di numerose lamentele sui social e sui forum dedicati. Alcuni proprietari hanno confrontato i dati di autonomia prima e dopo gli aggiornamenti OTA, documentando cali che non trovano spiegazione nel normale utilizzo del veicolo. La frustrazione è comprensibile: chi acquista un’auto con una determinata autonomia dichiarata si aspetta che quella cifra resti quantomeno stabile per un periodo ragionevole, e non venga erosa da un aggiornamento software.
Una questione di trasparenza che riguarda tutto il settore
Il punto centrale della vicenda non è tanto la scelta tecnica in sé, quanto la totale mancanza di trasparenza con cui viene gestita. Gli aggiornamenti OTA sono diventati parte integrante dell’esperienza di possesso di un’auto moderna, soprattutto per le elettriche. Servono a correggere bug, migliorare le prestazioni, aggiungere funzionalità. Ma se lo stesso canale viene utilizzato per ridurre le prestazioni della batteria senza avvisare, il rapporto di fiducia tra costruttore e cliente si incrina in modo serio.
Il battery locking solleva anche interrogativi di natura legale. Se un produttore modifica le caratteristiche di un prodotto già venduto senza il consenso esplicito dell’acquirente, si entra in un territorio delicato dal punto di vista dei diritti del consumatore. Ed è probabile che, man mano che il fenomeno verrà documentato in modo più sistematico, le autorità di regolamentazione saranno chiamate a intervenire con normative più stringenti sugli aggiornamenti software dei veicoli elettrici.
