Alcuni funghi potrebbero davvero avere un ruolo attivo nel determinare quando e dove piove: sembra una di quelle affermazioni che si leggono e si rileggono due volte, eppure una recente scoperta scientifica sta facendo discutere proprio di questo. Non sono solo le nuvole, le correnti atmosferiche o i grandi fenomeni climatici a decidere le sorti del meteo. A quanto pare, anche organismi microscopici e insospettabili come certe specie fungine possono entrare in gioco nella formazione della pioggia.
Il gene “rubato” ai batteri che cambia tutto
Il meccanismo è tanto affascinante quanto inatteso. Alcune specie di funghi, in particolare quelle che appartengono alla famiglia Mortierellaceae, sembrano in grado di contribuire in modo diretto alla formazione delle precipitazioni. E il dettaglio più curioso è il modo in cui ci riescono: grazie a un gene che, in origine, non era nemmeno loro. Si tratta di un gene acquisito dai batteri, un fenomeno noto come trasferimento genico orizzontale. In pratica, questi funghi hanno “preso in prestito” una capacità biologica da un altro regno della vita, e l’hanno integrata nel proprio corredo genetico.
Questo gene consente ai funghi di produrre particelle che favoriscono la nucleazione del ghiaccio nell’atmosfera. Per chi non mastica troppo la terminologia scientifica, la nucleazione è quel processo attraverso cui le goccioline d’acqua nelle nuvole trovano un “appoggio” su cui cristallizzarsi e formare ghiaccio. Ed è proprio da quei cristalli di ghiaccio che, col tempo, nascono le gocce di pioggia abbastanza pesanti da cadere al suolo. Senza queste particelle di nucleazione, molte nuvole resterebbero semplicemente sospese senza produrre precipitazioni significative.
I funghi e il meteo: una connessione più profonda del previsto
La cosa che rende questa scoperta ancora più interessante è il fatto che i funghi della famiglia Mortierellaceae sono piuttosto diffusi nel suolo di molte aree del pianeta. Non parliamo di organismi rari o confinati in ambienti estremi. Sono funghi comuni, presenti nei terreni agricoli, nei boschi, praticamente ovunque ci sia materia organica in decomposizione. E questo significa che il loro potenziale impatto sul meteo potrebbe essere molto più ampio di quanto si pensi a prima vista.
Fino a poco tempo fa, quando si parlava di fattori biologici capaci di influenzare il clima, il pensiero andava al massimo verso le foreste e la loro capacità di assorbire anidride carbonica, oppure verso il fitoplancton oceanico. Nessuno avrebbe scommesso sui funghi come attori rilevanti nella dinamica delle precipitazioni. Eppure questa ricerca apre uno scenario del tutto nuovo, in cui il confine tra biologia e meteorologia si fa molto più sottile.
Il fatto che questi funghi abbiano acquisito questa capacità tramite un gene di origine batterica aggiunge un ulteriore livello di complessità. Significa che l’evoluzione ha trovato strade imprevedibili per connettere organismi apparentemente lontanissimi tra loro, con effetti che si propagano fino alla scala atmosferica. Una specie fungina nel terreno che contribuisce alla formazione della pioggia centinaia di metri più in alto: è il tipo di collegamento che ricorda quanto poco, in fondo, sappiamo ancora delle interazioni tra gli ecosistemi e il clima.
Le specie appartenenti alla famiglia Mortierellaceae sono dunque al centro di questa nuova linea di indagine, che potrebbe portare a riconsiderare il peso dei microrganismi del suolo nei modelli climatici e nelle previsioni meteo a lungo termine.
