Ogni volta che si digita sulla tastiera di uno smartphone o quando arriva una notifica su uno smartwatch, quella leggera vibrazione è ormai parte della quotidianità. Ma il feedback aptico potrebbe avere un futuro molto più ambizioso di quello a cui siamo abituati. Una tesi di dottorato sviluppata presso la Tallinn University da Yulia Sion propone qualcosa di radicalmente diverso: trasformare le vibrazioni in un vero e proprio linguaggio, capace di trasmettere emozioni, informazioni complesse e persino contribuire al benessere psicologico delle persone. Non più semplici notifiche, insomma, ma messaggi tattili con un significato profondo.
Il concetto alla base della ricerca ruota attorno ai cosiddetti “tacton”, una contrazione di “tactile icon”. Si tratta di messaggi non visivi, strutturati attraverso intensità, ritmo e durata delle vibrazioni, pensati per essere percepiti e interpretati senza guardare alcuno schermo. Sion ha dimostrato, ad esempio, come i tacton possano essere utilizzati per ridurre l’ansia e aumentare la concentrazione in situazioni ad alta pressione, come parlare in pubblico. Una sorta di pacca sulla spalla, tradotta in vibrazione. La ricerca ha anche coinvolto persone nel tradurre ricordi personali in pattern aptici, scoprendo che vibrazioni irregolari e insistenti vengono associate a urgenza, mentre quelle più morbide non producono la stessa reazione. Qualcosa che, a pensarci bene, già sperimentiamo tutti i giorni sui nostri dispositivi mobili.
Dalla comunicazione emotiva alla percezione dell’ambiente
Andando ancora più a fondo, la ricerca ha esplorato come i tacton possano simulare il tocco di una persona cara all’interno di messaggi e comunicazioni, oppure arricchire la narrazione di una storia. Qui però le cose si fanno un po’ più complicate: se i messaggi aptici urgenti vengono interpretati in modo abbastanza universale, quelli più sfumati risultano più soggettivi. Potrebbe quindi servire una fase di apprendimento, durante la quale le persone imparano ad associare determinati tacton alle emozioni corrette. Un altro aspetto critico riguarda la necessità di rendere le vibrazioni sufficientemente diverse tra loro, altrimenti il rischio è che i messaggi tattili si confondano.
Un’altra area di indagine riguarda la possibilità di comunicare informazioni sull’ambiente circostante a persone con disabilità visive. I tacton potrebbero funzionare come supporto all’audio, oppure sostituirlo del tutto in situazioni dove il suono non è praticabile. Una prospettiva che apre scenari enormi in termini di accessibilità.
Servono hardware più evoluti per un linguaggio aptico maturo
Pensare che una tecnologia già presente nella vita di tutti i giorni possa evolvere fino a diventare un linguaggio autonomo è affascinante, ma ci sono limiti tecnici da superare. La ricerca evidenzia come i motori attuali non siano sempre sufficienti per trasmettere messaggi più complessi e sfumati. Si parla, ad esempio, della possibilità di integrare attuatori più potenti in capi di abbigliamento intelligenti, come gilet, per aumentare la gamma di sensazioni tattili trasmissibili.
Del resto, qualche assaggio di feedback aptico avanzato lo abbiamo già. Chi ha provato il controller Sony DualSense sa quanto le vibrazioni possano restituire l’intensità di un’azione di gioco. E anche le vibrazioni di Apple Watch Series 11, quando arriva una chiamata, riescono a trasmettere una sorpresa emotiva che va oltre la semplice notifica. Il passo verso un vero linguaggio aptico, fatto di vocabolario e grammatica tattile, non sembra poi così lontano.
