Le api sanno contare, e non è un modo di dire. Uno studio recente ha dimostrato che questi insetti possiedono una vera e propria capacità di elaborazione numerica, qualcosa che va ben oltre la semplice reazione a stimoli visivi. Una scoperta che costringe a ripensare parecchie cose su come viene valutata l’intelligenza animale.
Secondo i ricercatori coinvolti nella ricerca, la cognizione numerica nelle api non dipende dalla frequenza spaziale, cioè da quanto sono grandi o distanziati gli oggetti che osservano. Piuttosto, riflette un’autentica capacità di processare la numerosità. Tradotto in parole povere: le api non tirano a indovinare, ma contano davvero. Il lavoro ha anche messo in evidenza un problema metodologico che riguarda tutta la ricerca sulle capacità cognitive degli animali. Progettare esperimenti che tengano conto delle reali capacità sensoriali della specie studiata è fondamentale, altrimenti si rischia di ottenere risultati che dicono più su di noi che sugli animali stessi.
Il mondo visto con gli occhi di un’ape
Scarlett Howard, docente senior presso la Facoltà di Scienze Biologiche della Monash University, ha sottolineato un punto che sembra banale ma non lo è affatto: quando si valutano le abilità cognitive di un animale, bisogna prima di tutto adottare la sua prospettiva. Altrimenti si finisce per sottovalutare o sovrastimare quello che sa fare. Il rischio concreto è quello di studiare le api applicando filtri percettivi umani, che ovviamente non hanno nulla a che vedere con il modo in cui questi insetti vedono e interpretano il mondo attorno a loro.
Howard lo ha detto chiaramente: gli esseri umani vedono e vivono la realtà in modo molto diverso dagli animali, e questo significa che mettere al centro dell’analisi i sensi e le prospettive umane è un errore metodologico da evitare. Sembra ovvio, eppure succede più spesso di quanto si pensi nella ricerca sull’intelligenza animale.
Le api contano, nel senso letterale del termine
Che le api siano un animale fondamentale per gli ecosistemi è cosa nota, ma questo studio aggiunge un capitolo inaspettato: sanno contare nel senso più letterale della parola. Il dottor Mirko Zanon, del Centro di Scienze Mente/Cervello dell’Università di Trento e primo autore dello studio, ha chiarito una questione che si trascinava da tempo. Per anni si è discusso se le api stessero davvero “contando” oppure se reagissero semplicemente a stimoli visivi senza alcuna elaborazione numerica. I risultati di questa ricerca dimostrano che quella critica non regge, a patto di tenere conto della biologia dell’animale.
Mettersi nei panni di un’ape e provare a immaginare come vede il mondo non è esattamente semplice. Eppure è una parte essenziale del lavoro di chi studia il comportamento animale. Le api continuano a sorprendere per il modo in cui si muovono nell’ambiente, interpretano gli stimoli e prendono decisioni. Come ha spiegato Zanon, quando gli stimoli vengono analizzati in un modo che rispecchia il sistema visivo reale delle api, quello che emerge è una genuina sensibilità al numero. Non un artefatto sperimentale, non una coincidenza, ma una competenza cognitiva autentica.
