Quanto bisogna dormire ogni notte per tenere alla larga il rischio di demenza? Una domanda che può sembrare banale, ma che ha una risposta piuttosto precisa, almeno stando ai risultati di un’ampia analisi statistica condotta dal team della York University in Canada. Il dato chiave è che esiste una finestra ottimale di sonno notturno, e uscirne fuori, sia in eccesso che in difetto, può avere conseguenze serie sulla salute cognitiva a lungo termine.
Lo studio: 69 ricerche analizzate per trovare il legame tra sonno e demenza
Il gruppo di ricercatori ha lavorato su una mole impressionante di dati, mettendo insieme informazioni provenienti da 69 studi precedenti. Le ricerche prese in esame coprivano un arco temporale enorme, dal 1946 fino ad agosto 2025, e sono state individuate attraverso cinque database scientifici tra i più importanti: CINAHL, EMBASE, MEDLINE, PSYCINFO e SPORTDISCUS. Per essere inclusi nell’analisi, gli studi dovevano rispettare criteri piuttosto rigorosi: i partecipanti dovevano avere almeno 35 anni, vivere in comunità e non presentare già una diagnosi di demenza al momento dell’inizio dell’osservazione. Inoltre, ogni studio doveva avere almeno un anno di follow up e misurazioni valide dei comportamenti e degli esiti legati alla demenza.
La ricerca non si è concentrata solo sul sonno. L’obiettivo era più ampio: capire se esistessero associazioni significative tra il rischio di demenza e tre fattori distinti, cioè l’attività fisica, il tempo trascorso in posizione seduta e la durata del sonno. Tutti e tre, secondo i ricercatori, rappresentano fattori potenzialmente modificabili. Significa, in parole semplici, che non si tratta di caratteristiche genetiche immutabili, ma di abitudini su cui ciascuno può intervenire. Questo rende i risultati particolarmente interessanti, perché apre la porta a strategie concrete di prevenzione della demenza basate sullo stile di vita.
Il numero magico: tra 7 e 8 ore a notte
Ed ecco il punto centrale. Secondo i dati emersi dall’analisi, dormire meno di 7 ore a notte è associato a un aumento del 18% del rischio di sviluppare demenza. Ma attenzione, perché anche chi dorme troppo non è al sicuro: superare le 8 ore è stato correlato a un incremento del 28%. Può sembrare controintuitivo, eppure dormire troppo risulterebbe persino più problematico rispetto al dormire poco. La zona sicura, quella che minimizza il rischio, si colloca tra le 7 e le 8 ore di sonno per notte.
Come hanno spiegato i ricercatori della York University, il rischio di sviluppare demenza tende ad accelerare con l’avanzare dell’età. Tuttavia, la gestione dei fattori di rischio attraverso interventi sullo stile di vita potrebbe ritardare o addirittura prevenire fino al 45% dei casi di demenza a livello globale. Parliamo di numeri enormi, che danno un peso completamente diverso a quella che molti considerano una semplice abitudine quotidiana. Oltre alla qualità e alla durata del sonno, anche l’attività fisica regolare e una minore sedentarietà sono emersi come elementi associati a un ridotto rischio di demenza. Un quadro che, nel complesso, suggerisce come piccoli aggiustamenti nelle routine di ogni giorno possano fare una differenza enorme sul piano della salute cognitiva futura.
