La corsa sfrenata verso l’intelligenza artificiale sta portando con sé un effetto collaterale che in pochi avevano messo in conto: vivere accanto a un data center AI potrebbe fare male alla salute. Negli Stati Uniti, dove la costruzione di queste enormi infrastrutture è esplosa su tutto il territorio, le proteste dei residenti si stanno moltiplicando. E se all’inizio il tema caldo era quello dei consumi energetici fuori scala e del possibile impatto sulle bollette di tutti, adesso la questione più scottante è un’altra: il rumore. Un rumore costante, potente e, in certi casi, persino invisibile.
Secondo diversi studi e associazioni ambientali statunitensi, i grandi data center dedicati all’intelligenza artificiale possono generare una pressione sonora continua fino a 96 decibel, ventiquattro ore su ventiquattro. La causa principale sono gli impianti di aria condizionata, a cui si aggiungono i generatori di emergenza a gasolio quando entrano in funzione. Per avere un’idea concreta, parliamo di livelli paragonabili al traffico intenso di una grande arteria stradale o a un macchinario industriale pesante. La situazione diventa ancora peggiore nei siti cosiddetti off grid, cioè quelli che producono energia in modo autonomo tramite turbine a gas naturale. Si tratta, in pratica, di veri e propri motori derivati dal settore aeronautico che girano senza sosta per alimentare le infrastrutture. In alcuni casi il rumore può toccare addirittura i 105 decibel, un livello paragonabile a quello di una motoslitta o di un clacson sparato a distanza ravvicinata.
Queste misurazioni, va detto, sono condotte direttamente in sito: il rumore si attenua man mano che ci si allontana dalla sorgente. Però il punto è che molti data center si trovano vicinissimi alle abitazioni, anche a pochi metri. Ed è un paradosso, perché gli Stati Uniti avrebbero enormi spazi lontani dai centri abitati dove costruire queste strutture. La scelta di restare vicini alle infrastrutture già esistenti viene fatta per ridurre tempi e costi, sia di costruzione sia di logistica generale.
Infrasuoni e conseguenze sulla salute: il lato invisibile del problema
C’è poi un fenomeno ancora più insidioso che sta venendo fuori. I data center AI producono un volume molto intenso di infrasuoni, frequenze talmente basse da risultare teoricamente impercettibili all’orecchio umano. Eppure, secondo diverse testimonianze raccolte tra i residenti, queste vibrazioni starebbero provocando mal di testa, insonnia, nausea e uno stato diffuso di ansia. Gli effetti degli infrasuoni sulla salute delle persone sono ancora oggetto di studio e non esistono ancora risposte definitive, ma il problema è già abbastanza serio da condizionare l’approvazione di nuovi progetti. Alcune amministrazioni locali hanno iniziato a imporre moratorie temporanee sulla costruzione di nuovi data center, in attesa di valutazioni più approfondite.
Quanto consumano davvero queste strutture
Per capire la portata del fenomeno, basta pensare a cosa c’è dentro un data center di questo tipo: migliaia, se non decine di migliaia, di schede grafiche ottimizzate per carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. Ogni singolo acceleratore di ultima o penultima generazione può consumare fino a 3,7 MWh di energia all’anno. A questo bisogna aggiungere i sistemi di raffreddamento, che devono funzionare in modo continuativo e che rappresentano fino al 40% dei consumi complessivi dell’intera struttura. È proprio questa necessità di raffreddamento costante a generare buona parte del rumore e degli infrasuoni che stanno facendo discutere così tanto le comunità locali negli Stati Uniti.
