Il rimpianto per il multiplayer di The Last of Us non si è mai davvero spento, né tra i fan né tra chi ci ha lavorato dentro. Vinit Agarwal, ex director del progetto cancellato da Naughty Dog, ha deciso di rompere il silenzio con un messaggio pubblicato sui social, dove esprime apertamente tutto il suo dispiacere per come sono andate le cose. Non un semplice sfogo, ma parole cariche di un coinvolgimento emotivo che raccontano quanto quel progetto significasse per chi ci stava mettendo anima e corpo.
La cancellazione del multiplayer di The Last of Us era stata annunciata da Naughty Dog dopo un lungo periodo di sviluppo, durante il quale le aspettative della community erano cresciute in modo esponenziale. Si parlava di un’esperienza online ambiziosa, capace di portare il mondo narrativo della serie in una dimensione completamente nuova. Eppure, nonostante il lavoro svolto e l’entusiasmo generato, il progetto è stato abbandonato, lasciando un vuoto difficile da colmare sia per i giocatori sia per il team di sviluppo.
Il messaggio di Agarwal e il sostegno della community
Quello che colpisce del messaggio di Agarwal è la sincerità con cui affronta la questione. Non si tratta di un professionista che parla di un generico progetto finito nel cassetto. Qui si percepisce qualcosa di più profondo: la consapevolezza di aver avuto tra le mani qualcosa di speciale, qualcosa che avrebbe potuto cambiare le carte in tavola per il multiplayer legato all’universo di The Last of Us. Agarwal non si dà per vinto, e lo dice chiaramente, ma il rammarico resta evidente.
A rendere ancora più significativa la vicenda c’è il fatto che non è solo lui a parlare bene di quello che stava nascendo. Anche diversi ex colleghi di Naughty Dog e membri della community hanno espresso parole di stima e apprezzamento per il lavoro fatto, confermando che il progetto godeva di un consenso trasversale, sia all’interno dello studio sia tra chi seguiva gli sviluppi da fuori.
Un progetto che non era “roba da cassetto”
Ed è proprio questo il punto che fa più male. Il multiplayer di The Last of Us non era un’idea abbozzata su un foglio, una di quelle cose che si mettono da parte sperando che prima o poi tornino buone. Era un progetto in fase avanzata, con una direzione creativa chiara e un team dedicato che ci credeva fino in fondo. Quando un lavoro del genere viene cancellato, non sparisce solo un prodotto: sparisce tutto l’ecosistema di idee, soluzioni e visione che lo teneva insieme.
Agarwal, con il suo intervento, ha riacceso i riflettori su una ferita che molti davano per rimarginata. La verità è che nella storia dei videogiochi esistono tantissimi progetti cancellati di cui si parla poco o nulla, ma il multiplayer di The Last of Us resta un caso particolare. L’attesa era enorme, le premesse solide, e il fatto che persone direttamente coinvolte continuino a parlarne con questo livello di trasporto emotivo dice molto sulla qualità di ciò che si stava costruendo.
Il messaggio social di Agarwal ha raccolto reazioni di solidarietà e nostalgia, con numerosi utenti che hanno ribadito quanto avrebbero voluto mettere le mani su quel progetto. Naughty Dog, dal canto suo, non ha aggiunto nulla di nuovo alla questione, lasciando che le parole del suo ex director restassero l’ultimo tassello pubblico di una storia che, evidentemente, non ha ancora smesso di far discutere.
